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27.08.2021 - 14:040
Aggiornamento : 17:37

Il gruppo rossoverde invoca la Vigilanza: «Delibera grottesca»

I consiglieri comunali segnalano al Governo lo spezzatino di mandati diretti attuato dal Municipio di Bellinzona

Il gruppo Verdi-FA-MPS-POP-Indipendenti evidenza lo «scarto abnorme» tra la somma spesa, 260mila franchi, e quella preventivata dal messaggio municipale, oltre 1 milione. Da qui l'interrogativo se sono state rispettate tutte le disposizioni di legge sullo smaltimento delle sostanze nocive.

BELLINZONA - La discussa bonifica sul sedime dove sorgeva la Petrolchimica a Preonzo finisce sul tavolo del Consiglio di Stato. Una segnalazione ufficiale al Governo è stata inoltrata oggi dal gruppo Verdi-FA-MPS-POP-Indipendenti del Consiglio comunale di Bellinzona.

Verificare le procedure - «Vista la rilevanza ambientale del progetto e vista anche la confusione che regna nel Comune in materia di appalti pubblici» scrive il gruppo politico, si chiede al Consiglio di Stato, «quale Autorità di vigilanza, di svolgere le necessarie verifiche attraverso i propri uffici sul rispetto delle procedure in materia di Legge sulle Commesse Pubbliche e sul rispetto delle disposizioni di legge sul trattamento e smaltimento di sostanze nocive».

La discrepanza nei numeri - Il nodo della questione, come ricorda la segnalazione, è «lo scarto abnorme tra la somma spesa (per la bonifica, ndr), 260’708 franchi e la somma preventivata di 1 milione e quarantamila franchi» nel messaggio MM 417 approvato a maggioranza dal Consiglio comunale il 28 settembre 2020 per la sistemazione del mappale 699 di proprietà della Gerre SA (ossia al gruppo Piero Ferrari).

La terra di mezzo - Il messaggio, ricorda il gruppo rosso-verde, prevedeva che i lavori di bonifica di ciò che sorge sopra il terreno venissero svolti «per la maggior parte da sole 3 ditte» (nel sottosuolo dove sorgeva la raffineria attende, ricordiamo, un inquinamento da idrocarburi il cui risanamento costerà alla comunità tra i 20 e i 25 milioni di franchi). Per demolire i capannoni industriali dismessi e bonificare le strutture da amianto e, soprattutto, PCB (bifenili policlorurati), il MM 417 aveva previsto 3 procedure di appalto, una su invito per opere da azienda forestale e due su concorso pubblico per opere da azienda specializzata in bonifiche e da impresa di demolizione e sgombero.

«Delibera grottesca» - L’anomalia, di cui a metà giugno Tio/20minuti ha dato notizia, sta nell’appalto pubblico per lavori di bonifica deliberato dal Municipio di Bellinzona alla ditta Ecorecycling SA, che ha sbaragliato la concorrenza con un’offerta di 62’708 franchi (mentre altre ditte proponevano cifre tra i 181’013 franchi e i 334’327, in linea con quanto preventivato dal messaggio per quella parte di lavori, ossia 335mila franchi). «Deliberare su un credito di 1 milione un appalto pubblico per soli 62mila franchi - scrive il gruppo parlamentare - ci è apparso alquanto strano, se non grottesco».

Insoddisfatti dalle spiegazioni - La segnalazione al Governo giunge sull’onda dell’insoddisfazione per le risposte che il Municipio, durante la seduta del Consiglio comunale del 22 giugno, ha dato all’interpellanza del verde Marco Noi. Risposte da cui si evince che «i lavori sono stati spezzettati in 6 mandati diretti e 1 unico concorso pubblico». Oltre ad Ecorecycling SA per la bonifica, ricorda la segnalazione, sono stati assegnati almeno due appalti diretti per la demolizione a due imprese differenti (una delle quali è proprietaria del fondo). «Il fatto che il proprietario del fondo (potenziale perturbatore per situazione) benefici di un appalto diretto, appare anche essere altamente discutibile» rileva il gruppo di consiglieri comunali.

Lo spezzettamento del messaggio - Ma il punto centrale, secondo la segnalazione, resta lo spezzettamento in 6 mandati che il Municipio ha giustificato «con l’attento lavoro di ponderazione fatto sulla base degli studi condotti da Evolve SA e Econs Sa, sui quali lo stesso esecutivo ha peraltro fondato il messaggio 417». Contraddizioni, quelle tra le cifre preventivate e poi spese ma anche sul modo di procedere con mandati diretti, su cui il gruppo rossoverde invita il Consiglio di Stato a fare vigilante chiarezza. Anche per sgombrare un sospetto: «Forti discrepanze tra ciò che era stato previsto in materia di appalti e in materia di costi, fanno sorgere il forte dubbio che vi siano delle pratiche atte da una parte ad eludere le norme sugli appalti pubblici e sul trattamento e smaltimento di sostanze pericolose, dall’altra a garantire vantaggi a certe ditte piuttosto che ad altre».

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