Dopo le elezioni, tra Berna e Washington cambierà poco

Gli esperti prevedono continuità nelle politiche commerciali e diplomatiche tra Stati Uniti e Svizzera dopo le elezioni americane.
WASHINGTON - La schiacciante vittoria del Partito democratico alle elezioni di medio termine di ieri negli USA non comporterà sconvolgimenti nelle relazioni tra Washington e Berna. La politologa Claudia Franziska Brühwiler, esperta di politica e cultura politica degli Stati Uniti, spiega oggi a Keystone-ATS perché le ripercussioni del voto sulle politiche estera e commerciale americane dovrebbero rimanere limitate.
"Non bisogna pensare che il mondo sia cambiato da un giorno all'altro. Le relazioni bilaterali sono soprattutto di competenza del potere esecutivo, e non di quello legislativo", sottolinea la professoressa dell'università di San Gallo. I democratici possono certamente limitare il margine di manovra del presidente, ma non sono in grado di sostituire la sua politica estera e commerciale con la propria, precisa.
Il clima politico potrebbe però evolvere o addirittura migliorare. Il Congresso (termine che designa le due Camere del legislativo statunitense) potrebbe, in particolare, chiedere un cambiamento di tono nelle relazioni transatlantiche e mostrarsi più attento alle preoccupazioni dei partner europei.
Camera dei rappresentanti (un po' l'analogo del Consiglio nazionale in Svizzera) e Senato (Consiglio degli Stati) hanno comunque qualche strumento per influenzare le politiche estera e commerciale: il Congresso detiene infatti il potere di definire il bilancio, può modificare il quadro legislativo, favorire l'adozione di sanzioni o bloccare i disegni di legge presidenziali.
L'amministrazione del presidente repubblicano Donald Trump dovrà inoltre affrontare numerose commissioni d'inchiesta parlamentari, alcune delle quali si occuperanno della sua politica estera.
In materia di dazi cambierà poco o nulla
Sul fronte commerciale, la 44enne ritiene improbabile una completa abolizione dei dazi doganali statunitensi, attualmente fissati al 12,5% sulle importazioni provenienti dalla Svizzera, fatte salve alcune eccezioni. Questa prospettiva rimane lontana, anche se quasi due terzi dei circa 100'000 americani intervistati in un'ampia inchiesta demoscopica ritengono che le tariffe doganali imposte da Trump danneggino l'economia statunitense.
La politologa ipotizza piuttosto alleggerimenti mirati per alcuni settori. Il consenso sul libero scambio si è infatti evoluto negli Stati Uniti. Mentre in passato in materia di commercio estero democratici e repubblicani sostenevano una politica liberale, entrambi i partiti hanno modificato la loro posizione perché gli elettori denunciano gli effetti negativi di una maggiore apertura degli scambi.
Non ci si deve quindi aspettare un ritorno alla situazione precedente, con l'eliminazione di tutte le barriere doganali, sostiene l'esperta. I democratici potrebbero ricorrere ad altri strumenti di politica economica, oltre ai dazi, per sostenere le imprese statunitensi. Anche queste misure avrebbero ripercussioni sul commercio internazionale, fa notare l'esperta.
Non è del resto da escludere una collaborazione tra democratici e repubblicani sulla questione doganale, dato che il costo della vita rappresenta una preoccupazione comune a entrambi gli schieramenti.



