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Svizzera/Stati Uniti

Acquisti di F-35 e Patriot, la Svizzera prova a ambiare

Dopo le controversie sugli F-35 e i ritardi dei Patriot, armasuisse punta a cambiare strategia. Loher: «Abbiamo tratto insegnamento».
Acquisti di F-35 e Patriot, la Svizzera prova a ambiare
mediathek
Fonte Ats
Acquisti di F-35 e Patriot, la Svizzera prova a ambiare
Dopo le controversie sugli F-35 e i ritardi dei Patriot, armasuisse punta a cambiare strategia. Loher: «Abbiamo tratto insegnamento».

BERNA - La Confederazione vuole cambiare strategia nell'acquisto di armamenti dagli Stati Uniti. In futuro, Berna intende rivolgersi direttamente ai produttori anziché passare attraverso il governo americano. Lo ha dichiarato Urs Loher, direttore dell'Ufficio federale dell'armamento (armasuisse), in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ). Una decisione che nasce dalle difficoltà incontrate nell'acquisto dei caccia F-35 e dei sistemi di difesa antiaerea Patriot.

Finora gli acquisti sono avvenuti attraverso il programma governativo statunitense «Foreign Military Sales» (FMS), che consente a Washington di controllare l'accesso alle tecnologie militari più avanzate. Un sistema che presenta però diverse criticità: in caso di controversie, come quella sul presunto prezzo fisso degli F-35, non esiste un foro giudiziario competente. Inoltre, le consegne dipendono dalle priorità americane e gli eventuali ritardi non comportano generalmente penali contrattuali. Gli acquisti diretti restano comunque subordinati all'autorizzazione statunitense e sono esclusi per le tecnologie più sofisticate, come quelle «stealth». Per alcuni componenti dei Patriot, invece, questa strada potrebbe essere percorribile.

Ritardi fino a sette anni per i Patriot
La situazione più delicata riguarda proprio i sistemi missilistici Patriot. Le consegne alla Svizzera subiranno ritardi stimati tra cinque e sette anni, mentre Washington intende destinare alla Germania unità inizialmente previste per Berna. Armasuisse ha quindi valutato l'acquisto di un secondo sistema di difesa antiaerea a lunga gittata, ma la decisione spetta al Consiglio federale. La Confederazione dovrebbe recuperare almeno una parte degli acconti già versati, pari a poco più di un miliardo di franchi, anche se i tempi del rimborso restano incerti. Un nuovo acquisto sarebbe inoltre sensibilmente più costoso e richiederebbe l'approvazione dei fondi da parte del Parlamento.

In assenza delle risorse necessarie, la Svizzera potrebbe essere costretta a ridimensionare la commessa, come già avvenuto con gli F-35, per i quali il Governo ha dovuto rinunciare a sei dei 36 velivoli inizialmente previsti. Berna ha ordinato cinque sistemi Patriot e, secondo Loher, un'ulteriore riduzione potrebbe comprometterne l'effettiva utilità operativa. Il direttore di armasuisse ha inoltre sottolineato la necessità di una maggiore trasparenza nella gestione dei progetti, ricordando che problemi analoghi erano già emersi con il drone da ricognizione israeliano ADS 15.

La difesa aerea svizzera è solo agli inizi
Secondo Loher, la Svizzera è ancora nelle fasi iniziali del rafforzamento della propria difesa aerea. Alcuni sistemi attualmente in servizio risalgono addirittura al 1963 e i cannoni antiaerei da 35 millimetri possono coprire, almeno teoricamente, appena l'8% del territorio nazionale. Si tratta di mezzi poco efficaci contro minacce moderne come droni, missili da crociera e missili balistici. La Confederazione punta quindi a realizzare uno scudo difensivo articolato su più livelli, che comprenda gli F-35 e nuovi sistemi terrestri a media gittata provenienti dalla Germania.

Per contrastare le minacce a lungo raggio, i ritardi dei Patriot rendono tuttavia necessario un secondo acquisto qualora si voglia raggiungere la capacità operativa prima del 2030. Loher ha ribadito che l'obiettivo è preparare la Svizzera anche agli scenari peggiori, garantendo una protezione efficace del territorio e dello spazio aereo nazionale. Una difesa credibile, ha sottolineato, rappresenta uno strumento fondamentale per scoraggiare eventuali aggressori e contribuire alla sicurezza europea.

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