«No all’aumento dell’IVA»: il VPOD rompe il fronte sindacale

Il sindacato si oppone alla misura per finanziare la 13esima AVS, sostenendo che il patrimonio attuale è sufficiente.
Il sindacato si oppone alla misura per finanziare la 13esima AVS, sostenendo che il patrimonio attuale è sufficiente.
ZURIGO - A dicembre i pensionati svizzeri riceveranno per la prima volta la 13esima rendita AVS. Resta però da chiarire come finanziare questa prestazione supplementare. A decidere sarà il popolo svizzero, chiamato alle urne il 29 novembre. Il tema ha diviso il Parlamento: la sinistra avrebbe voluto coprire i costi attraverso un aumento dei contributi salariali, ma la proposta non ha ottenuto la maggioranza necessaria.
Il compromesso raggiunto prevede un aumento dell'IVA di 0,4 punti percentuali, che porterebbe l'aliquota ordinaria all'8,5%. La misura garantirebbe all'AVS circa 1,4 miliardi di franchi supplementari all'anno. Una cifra comunque insufficiente a coprire interamente i costi della 13esima rendita, stimati tra i quattro e gli oltre cinque miliardi di franchi annui. Nonostante questo, i partiti di sinistra e la maggior parte dei sindacati sostengono il sì.
VPOD: «Si può fare anche senza aumentare l'IVA»
La voce fuori dal coro è però il VPOD, il sindacato del personale dei servizi pubblici, che ha deciso di schierarsi contro il progetto. La sua base ha approvato la parola d'ordine del no con 22 voti contro 6. «L'AVS gode di buona salute e dispone attualmente di un patrimonio record di 60 miliardi di franchi», spiega Jasmin Chalendi del VPOD. Secondo il sindacato, il finanziamento della 13esima rendita sarebbe quindi già garantito, anche senza un aumento dell'IVA.
Martedì il VPOD ha presentato in conferenza stampa la propria campagna contro il progetto. Le sue argomentazioni richiamano, almeno in parte, quelle degli oppositori borghesi: in un momento in cui affitti e premi delle casse malati pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie, un ulteriore aumento dei prezzi sarebbe difficile da sostenere. «L'IVA è inoltre un'imposta antisociale: tutti pagano lo stesso importo, che si tratti di un miliardario o di un'infermiera», sostiene Chalendi.
Il sindacato riconosce che i beni di prima necessità beneficiano di un'aliquota ridotta, ma ritiene che questo non basti a proteggere i redditi più bassi. «Per cucinare non bastano burro e riso: servono anche piatti, posate e una cucina», osserva Chalendi. Un aggravio di 180 franchi all'anno, sottolinea, non pesa allo stesso modo su tutte le famiglie. E critica il compromesso raggiunto in Parlamento: «Il presunto compromesso su cui si vota favorisce i datori di lavoro. Un finanziamento equo è possibile solo attraverso i contributi salariali».
Unione sindacale svizzera: «Resta un enorme progresso sociale»
Di tutt'altro avviso è l'Unione sindacale svizzera (USS). Secondo Ronja Jansen, corresponsabile della comunicazione dell'organizzazione, il VPOD è l'unico sindacato attivo a livello nazionale affiliato all'USS ad aver deciso di sostenere il no. Jansen conosce bene entrambe le realtà: prima di entrare nell'USS lo scorso agosto, si occupava delle campagne del VPOD.
Nel resto del movimento sindacale, il sostegno al progetto è invece ampiamente condiviso. «Per la maggior parte dei membri è chiaro: grazie al carattere solidale dell'AVS, la 13esima rendita rappresenta un enorme progresso sul piano della politica sociale, anche se finanziata attraverso l'IVA», afferma Jansen. A beneficiarne sarebbero soprattutto le persone con redditi bassi e medi.
Il risultato del voto tra i delegati dell'USS conferma questa posizione: 81 si sono espressi a favore, 19 contro e 3 si sono astenuti. «I sindacati sostengono a larghissima maggioranza il finanziamento dell'AVS previsto dal progetto», ribadisce Jansen, ricordando che in una grande organizzazione sindacale è normale che convivano sensibilità e opinioni differenti.
La divergenza non sembra comunque mettere in discussione i rapporti tra il VPOD e l'organizzazione mantello. «Siamo orgogliosi di batterci insieme agli altri sindacati dell'USS per salari dignitosi, buone condizioni di lavoro e una partecipazione equa, indipendentemente dalle divergenze su singole questioni», afferma Chalendi. La rappresentante del VPOD ammette tuttavia che la decisione di schierarsi per il no non è stata accolta da tutti gli altri sindacati «con lo stesso entusiasmo».







