Nasce il "Consiglio della neutralità" in vista del voto di settembre

L'organico - prevalentemente di destra e di area "neutralista radicale" - include figure di primo piano e controverse
BERNA - Denunciare i soprusi internazionali senza prendere parti, ma proteggendo il ruolo storico della Svizzera come mediatore di pace: è la missione del neonato "Consiglio della neutralità", presentato oggi in vista della votazione sull'iniziativa popolare del 27 settembre.
Promosso da dodici figure di spicco della diplomazia, dell'esercito, del diritto e della scienza, l'organo - fondato a Soletta a fine giugno 2026 - nasce per riportare la neutralità al suo valore originario: un baluardo del diritto internazionale e della buona fede nelle trattative internazionali.
L'organico - prevalentemente di destra e di area "neutralista radicale" - include figure di primo piano e controverse: dall'ex ambasciatore svizzero in Turchia Jean-Daniel Ruch all'ex caporedattore della Tribune de Genève Guy Mettan. Tra i membri figura anche Jacques Baud, ex colonnello elvetico inserito nella lista delle sanzioni dell'UE con l'accusa di propaganda filo-russa.
I fondatori - il cui sito e la comunicazione ai media è esclusivamente in tedesco - si dicono convinti che la sicurezza della Svizzera si fondi sulla tenuta dell'ordinamento giuridico globale piuttosto che sulla sola forza militare. Per il nuovo organismo, la neutralità non implica né isolazionismo né un passivo silenzio di fronte ai soprusi legali.
Il Consiglio ribadisce la propria adesione alla Carta delle Nazioni Unite, al diritto all'autodeterminazione dei popoli e al disarmo globale, opponendosi alle sanzioni e alle misure coercitive unilaterali non mandate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU e promuovendo una rigorosa imparzialità verso tutte le parti in causa.
Il comitato si posiziona come un think tank di esperti svizzeri e internazionali. Redige brevi analisi e un rapporto periodico sugli sviluppi geopolitici e sul divieto di uso della forza (Art. 2.4 della Carta ONU), la cui pubblicazione sul proprio sito web richiede sempre l'approvazione all'unanimità dei consiglieri.
Nel suo primo rapporto ufficiale, il Consiglio focalizza l'attenzione sull'Articolo 37 del Primo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, che vieta la perfidia in guerra, ossia il simulare la volontà di negoziare o arrendersi per uccidere o catturare il nemico. Attraverso l'analisi di casi recenti e storici il dossier evidenzia un'inquietante e sistematica erosione del principio di buona fede nei colloqui di pace.
Alla luce di questi elementi, il Consiglio raccomanda vivamente al Consiglio federale di prendere una posizione chiara: la Svizzera dovrebbe identificare esplicitamente gli attacchi condotti durante i negoziati come violazioni della buona fede, garantire la tutela delle delegazioni di mediazione e farsi promotrice di un chiarimento normativo sull'uso della perfidia. Trattandosi del paese depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Confederazione ha la responsabilità morale e giuridica di far valere la propria voce neutrale.



