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Tagli ai programmi di occupazione temporanea: allarme sulle ricadute sociali

Il tema è al centro di un’interpellanza al Consiglio federale presentata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri.
Foto TiPress
Fonte Lorenzo Quadri
Tagli ai programmi di occupazione temporanea: allarme sulle ricadute sociali
Il tema è al centro di un’interpellanza al Consiglio federale presentata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri.

BERNA - La nuova impostazione adottata dalla SECO nell’ambito delle misure legate al mercato del lavoro sta portando alla cessazione di diversi Programmi di occupazione temporanea (POT), attivi da anni, in alcuni casi da decenni. Il tema è al centro di un’interpellanza al Consiglio federale presentata dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi). L’orientamento della SECO «privilegia maggiormente le misure individuali di reinserimento professionale ed è accompagnato» da controlli più severi, volti «a evitare che i POT assumano carattere permanente o sostituiscano posti di lavoro ordinari». Una linea che, pur puntando a prevenire distorsioni, solleva interrogativi sulle conseguenze concrete per le persone in cerca d’impiego.

I Programmi di occupazione temporanea, infatti, rappresentano uno strumento rilevante di accompagnamento: «Consentono ai disoccupati di mantenere una struttura quotidiana, preservare ritmi lavorativi, sviluppare competenze e coltivare relazioni sociali utili in vista di un reinserimento professionale». La loro soppressione, si sottolinea, «rischia di produrre effetti controproducenti, favorendo l’isolamento e rendendo più difficile il ritorno a un’attività lavorativa regolare». L’interpellanza richiama inoltre un ulteriore elemento critico: «La chiusura dei POT comporta spesso il licenziamento del personale incaricato della loro gestione e coordinamento». In questo modo, misure pensate per favorire l’occupazione finirebbero «per generare nuova disoccupazione», con il rischio aggiuntivo di perdere servizi utili alla collettività.

Alla luce di queste considerazioni, Lorenzo Quadri chiede al Consiglio federale di chiarire diversi aspetti: se la SECO abbia valutato le conseguenze sociali, occupazionali ed economiche della nuova impostazione; se non ritenga che la chiusura di programmi attivi da molti anni rappresenti una perdita per i disoccupati e per le realtà, anche pubbliche, che ne beneficiavano; quali misure intenda adottare per evitare che le persone coinvolte restino prive di attività strutturate di reinserimento; se consideri opportuno che interventi a favore dell’occupazione provochino licenziamenti; e infine se sia disposto a riesaminare l’attuale impostazione per preservare i programmi che hanno dimostrato nel tempo una reale utilità sociale e occupazionale.

L’interrogazione porta così all’attenzione del Governo federale il tema dell’equilibrio tra il necessario controllo delle misure e la tutela di strumenti ritenuti essenziali per il reinserimento professionale.

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