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SVIZZERA

Iniziativa "10 milioni": tutti quelli che dicono no

Le principali associazioni di categoria mettono in guardia sulle possibili ricadute economiche e sociali della proposta UDC "No a una Svizzera da 10 milioni"
Tamedia
Iniziativa "10 milioni": tutti quelli che dicono no
Le principali associazioni di categoria mettono in guardia sulle possibili ricadute economiche e sociali della proposta UDC "No a una Svizzera da 10 milioni"

BERNA - Il 14 giugno gli svizzeri saranno chiamati a votare sull'iniziativa popolare dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti! (Iniziativa per la sostenibilità)", che mira a limitare la popolazione residente permanente. Le principali associazioni di categoria sono contrarie. Temono un aggravarsi della carenza di manodopera, delocalizzazioni e un aumento della burocrazia, con gravi conseguenze per il Paese.

Edilizia
"Nonostante un mercato interno molto solido per i materiali da costruzione, dipendiamo dalle importazioni. In questo contesto, è indispensabile mantenere relazioni stabili e prevedibili con l'Unione europea (UE), il nostro principale partner commerciale, per garantire l'approvvigionamento di materiali da costruzione di alta qualità", spiega Cristina Schaffner, direttrice di CostruzioneSvizzera. Secondo la Segreteria di Stato dell'economia, nel 2023 sono stati importati dall'UE materiali da costruzione per un valore di circa 6 miliardi di franchi, mentre sono state esportate verso l'UE merci per un valore di circa 2,5 miliardi.

La Società svizzera degli impresari-costruttori (SSIC) ritiene che l'accettazione dell'iniziativa aggraverebbe la carenza di manodopera qualificata nel settore edile. La grande maggioranza dei lavoratori nei cantieri svizzeri proviene infatti dall'UE, in particolare da Portogallo, Italia, Germania, Francia e Spagna. Le quote di immigrazione comporterebbero a suo avviso inevitabilmente un aumento della burocrazia e le imprese dovrebbero attendere più a lungo prima di poter assumere personale. Per la SSIC un "sì" danneggerebbe inoltre notevolmente le relazioni economiche tra la Svizzera e l'UE.

Settore alberghiero
Un parere condiviso anche da HotellerieSuisse. "La libera circolazione delle persone è un elemento chiave delle relazioni bilaterali con l'UE. È essenziale per il successo della piazza turistica svizzera. L'iniziativa del caos attacca direttamente questo fondamento. In sostanza, accetta l'abbandono della libera circolazione delle persone, creando così una grande incertezza per l'economia e la società. L'attuale carenza di manodopera qualificata si aggraverebbe ulteriormente", ritiene l'organizzazione.

Secondo l'associazione di categoria del settore alberghiero le conseguenze sarebbero immediatamente percepibili: scelta ridotta, tempi di attesa più lunghi, esperienza meno piacevole per gli ospiti e calo della qualità.

Industria
Swissmem definisce l'iniziativa "irresponsabile" e sostiene che non risolverebbe alcun problema, creandone invece di nuovi. "La realtà demografica non può essere spazzata via con un semplice voto: già oggi il numero di lavoratori e lavoratrici che vanno in pensione è nettamente superiore a quello dei giovani che entrano nel mondo del lavoro. Senza manodopera qualificata, compresa quella proveniente da altri paesi europei, le imprese rischiano di delocalizzare e di provocare una massiccia perdita di capacità innovativa", ha avvertito l'organizzazione dell'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera. "Ciò comporterebbe un calo del gettito fiscale e, in ultima analisi, una sensibile perdita di benessere per l'intera popolazione".

Commercio al dettaglio
Commercio Svizzera mette in guardia che, in caso di accettazione dell'iniziativa, le imprese non potrebbero più reclutare liberamente manodopera qualificata: "Al suo posto, lo Stato deciderebbe, tramite contingenti, quali settori e quali cantoni riceverebbero quanti lavoratori", il che si tradurrebbe "in più burocrazia, procedure più lunghe e una maggiore incertezza giuridica".

Per il settore del commercio, le conseguenze sarebbero particolarmente critiche. La carenza di manodopera dalla produzione alla vendita, passando per la logistica minaccerebbe l'approvvigionamento affidabile della popolazione, secondo l'organizzazione. Parallelamente aumenterebbero i costi, che alla fine sarebbero a carico dei consumatori. Conseguenze dirette: un aumento dei prezzi e un'offerta limitata.

Orologeria
La Federazione dell'industria orologiera svizzera (FH) si allinea alla presa di posizione di Economiesuisse, che considera questa iniziativa come quella "del caos". Essa "minaccia l'accesso privilegiato delle imprese svizzere al loro mercato numero uno, l'Europa, dove la Svizzera realizza più della metà delle sue esportazioni. Si tratta praticamente di tre volte più che verso gli Stati Uniti. Tra dazi doganali, franco forte e conflitti, le nostre imprese, e le PMI in particolare, hanno già abbastanza problemi e incertezze. Non è il momento di crearne di nuovi", sottolinea l'organizzazione. La FH sottolinea inoltre il proprio impegno a favore dell'ultimo pacchetto di accordi negoziato tra la Svizzera e l'UE (Bilaterali III), attualmente all'esame del Parlamento.

Sanità
Sottolineando che il 70% dei medici neoassunti in Svizzera proviene dall'estero, Ospita prende fermamente posizione contro un'iniziativa la cui attuazione complicherebbe notevolmente l'assunzione di personale medico specializzato. "Ospita si impegna a favore di soluzioni che garantiscano un'assistenza sanitaria di qualità, economicamente sostenibile e personalizzata", sottolinea, facendo notare che l'iniziativa va contro questo obiettivo.

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