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Intelligenza artificiale, in Svizzera è a rischio un posto su quattro

È quanto emerge da un'analisi condotta dalla società di consulenza zurighese Kuble: «Ovunque si accenda uno schermo, l'IA trasforma il lavoro».
Depositphotos (sdecoret)
Fonte ATS
Intelligenza artificiale, in Svizzera è a rischio un posto su quattro
È quanto emerge da un'analisi condotta dalla società di consulenza zurighese Kuble: «Ovunque si accenda uno schermo, l'IA trasforma il lavoro».

ZURIGO - L'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro in Svizzera e il fenomeno non riguarda le catene di montaggio, bensì gli uffici: oltre un impiego su quattro (il 28%) è fortemente esposto all'impatto della nuova tecnologia, mentre per il 34% dei lavoratori l'esposizione è considerata media e per il 38% bassa.

È quanto emerge da un'analisi condotta dalla società di consulenza zurighese Kuble in collaborazione con Impiegati Svizzera, associazione di difesa dei diritti dei lavoratori, che ha passato in rassegna 3 milioni di posti di lavoro e 86 professioni. "Ovunque si accenda uno schermo, l'IA trasforma il lavoro", sottolineano gli autori.

I professionisti del settore informatico - sviluppatori di software, specialisti di database e sicurezza, amministratori di sistema e ingegneri - figurano tra i più esposti. Ma l'IA investe con forza anche l'amministrazione, la grafica, le pubbliche relazioni, il giornalismo, la traduzione, la gestione aziendale, il diritto e la finanza. All'estremo opposto, l'artigianato e l'edilizia presentano un'esposizione quasi nulla, mentre i settori della salute, delle cure e del sociale risultano meno interessati.

Impiegati Svizzera segnala che, secondo prime rilevazioni condotte nel paese, nei gruppi professionali fortemente influenzati dall'IA il numero di disoccupati cresce in misura maggiore. Un dato che, però, non va interpretato come un automatismo verso la scomparsa dei posti di lavoro: lo studio precisa infatti che l'esposizione all'IA non equivale necessariamente a eliminazione di impieghi. I modelli di intelligenza artificiale possono infatti automatizzare determinate mansioni o accelerare i tempi, lasciando ai lavoratori il tempo per attività a maggior valore aggiunto.

L'impatto finale sull'occupazione, spiegano i ricercatori, dipenderà essenzialmente dall'andamento della domanda e dalle scelte di imprese e istituzioni. Nei settori in crescita, un aumento della produttività può generare ulteriore valore aggiunto e nuovi posti. Dove la domanda è stabile, invece, la stessa evoluzione potrebbe ridurre il fabbisogno di personale.

La vera sfida per il mercato del lavoro elvetico non è quindi la tecnologia in sé, ma la velocità con cui imprese, sistema educativo e forza lavoro acquisiranno nuove competenze. Stando allo studio utilizzare l'IA solo per tagliare i costi produce benefici a breve termine, ma impiegarla per sviluppare nuovi servizi, prodotti e modelli di affari crea valore aggiunto e opportunità occupazionali durature.

La ricerca invita a guardare all'IA anche in ottica demografica: tra il 2023 e il 2029, ben 790'000 persone andranno in pensione (o lo hanno già fatto), mentre solo 640'000 nuovi lavoratori entreranno nel mercato. Di fronte a questo previsto deficit di manodopera un aumento della produttività diventa una necessità per mantenere competitività e prosperità, concludono gli autori.

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