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SVIZZERA

Swiss e la guerra: «È come quando si riducono le corsie in autostrada»

Al momento le conseguenze operative sono gestibili, anche se il capitolo più preoccupante è quello del carburante
AFP
Fonte Ats
Swiss e la guerra: «È come quando si riducono le corsie in autostrada»
Al momento le conseguenze operative sono gestibili, anche se il capitolo più preoccupante è quello del carburante

ZURIGO - Rotte più complicate verso Oriente e cherosene più caro: in relazione alla guerra in Medio Oriente i vertici di Swiss dipingono uno scenario di forte incertezza, tra spazi aerei chiusi e costi in aumento, ma al momento senza un impatto drammatico sui conti. A pesare sulla compagnia sono comunque anche i problemi precedenti con piloti e motori.

«È come quando si riducono le corsie in autostrada», afferma il direttore operativo Oliver Buchhofer nella conferenza stampa a Kloten (ZH) di commento ai risultati annuali della compagnia. Gli spazi aerei chiusi hanno ridotto a due soli e stretti corridoi le rotte per l'Asia: uno passa sopra la Turchia e l'Azerbaigian, l'altro sopra l'Arabia Saudita. «Dobbiamo passarci, ma come noi anche tutte le altre compagnie europee», spiega il dirigente. Al momento le capacità sono sufficienti, ma le difficoltà sono dietro l'angolo: «Se anche lo spazio aereo sull'Azerbaigian venisse chiuso, avremmo un problema serio».

A rendere lo scenario più preoccupante sono le recenti esplosioni di droni nella regione azera di Nakhchivan, che hanno colpito l'aeroporto e le vicinanze di una scuola. L'Iran ha negato qualsiasi responsabilità, ma l'Azerbaigian ha parlato di «atto terroristico» e messo in allerta le proprie forze armate, promettendo vendetta.

Una possibile estensione del conflitto preoccupa non poco la compagnia elvetica. Al momento però le conseguenze operative sono gestibili. Buchhofer ha assicurato che la rotta che passa sull'Azerbaigian non allunga significativamente i tempi di volo. Anzi, la chiusura dello spazio aereo per i vettori del Golfo ha paradossalmente aumentato la domanda di biglietti verso l'Asia per i voli Swiss. «Questo porta anche a prezzi dei biglietti più alti», ha confermato il responsabile finanziario Dennis Weber. Il vantaggio, però, è limitato: l'alto tasso di occupazione dei velivoli non lascia molto spazio per vendere biglietti aggiuntivi.

Il conflitto si è già portato via due destinazioni importanti: Tel Aviv e Dubai. La direttrice commerciale Heike Birlenbach non nasconde il disagio: «Tel Aviv è importante per il traffico locale e per i voli in coincidenza verso il Nord America: questo ci fa male». È però ancora presto per capire se ci saranno effetti di ricollocazione della domanda.

Il capitolo più preoccupante è comunque quello del carburante. Il prezzo del cherosene è aumentato del 50% dall'inizio della crisi. Se rimanesse a questi livelli, la compagnia dovrebbe affrontare un costo aggiuntivo a tre cifre, espresso in milioni di franchi, ha stimato Weber, ricordando che lo scorso anno il conto totale per il carburante è stato di circa un miliardo di franchi, la voce di spesa più pesante per Swiss. Nonostante questo, i vertici non sono ancora in allarme per i conti annuali. I costi di una settimana di guerra in Medio Oriente sono difficili da quantificare, ma non sono di un ordine di grandezza tale da preoccupare per le prospettive finanziarie del 2026», ha precisato il 47enne tedesco.

Oltre alla crisi geopolitica, Swiss deve fare i conti con problemi interni: diversi aerei sono fermi a terra per mancanza di motori o di piloti. Per garantire le operazioni, la compagnia è costretta a noleggiare 27 velivoli con equipaggi da Helvetic e Air Baltic. Il problema dei piloti dovrebbe attenuarsi il prossimo anno grazie a un'intensa attività di formazione. L'obiettivo è ridurre il numero di aerei noleggiati a 15. Questo avvicinerebbe la compagnia all'obiettivo di un margine operativo Ebit del 12%: un traguardo che, come ha ammesso Weber, non sarà raggiunto nel 2026. «Ma vogliamo fare passi in quella direzione». Nel 2025 il margine è sceso al 9%, dopo il 12% del 2024.

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