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Rave di Aarau, dopo la sparatoria si apre il dibattito sulla sicurezza ai grandi eventi

L'organizzatore difende il suo piano: «Solo un massiccio dispiegamento di forze di polizia può impedire un attacco armato»
Rave di Aarau, dopo la sparatoria si apre il dibattito sulla sicurezza ai grandi eventi
AFP
Fonte Ats
Rave di Aarau, dopo la sparatoria si apre il dibattito sulla sicurezza ai grandi eventi
L'organizzatore difende il suo piano: «Solo un massiccio dispiegamento di forze di polizia può impedire un attacco armato»

AARAU - Olivier Grein, l'organizzatore del rave party ad Aarau, funestato da una sparatoria mortale lo scorso fine settimana, difende sulla stampa il dispositivo di sicurezza. I responsabili politici hanno l'obbligo di agire, sostiene il direttore di Urban Agency Events.

«Solo un massiccio dispiegamento di forze di polizia permette di impedire un attacco armato contro una folla numerosa», dichiara Grein sulla Neue Zürcher Zeitung.

«Se un attacco del genere proviene dall'esterno, non vedo cosa possiamo fare», aggiunge, ricordando che l'organizzatore è responsabile della sicurezza all'interno del sito, mentre la polizia si occupa delle zone circostanti. «In futuro, la polizia sarà probabilmente più presente durante i grandi eventi, come già avviene in molti Paesi», prosegue.

Ma tutto dipenderà dalla reazione dei responsabili politici, sottolinea Grein, poiché la questione riguarda tutti i tipi di eventi, dal torneo amatoriale al concerto in uno stadio. «Oggi ho l'impressione che la protezione dei dati e della privacy abbia la precedenza sulla prevenzione dei reati».

Rafforzare controlli fisiciIntervistato da «Le Temps», l'ex delegato della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS), André Duvillard, si aspetta che questa sparatoria porti a un rafforzamento della sicurezza durante le manifestazioni. A riprova di ciò cita la sparatoria al Parlamento di Zugo nell'ottobre 2001, a seguito della quale «erano state adottate misure in tutta la Svizzera».

«Non conosco tutti i dettagli della tragedia di questo fine settimana. Ma ci saranno delle riflessioni, tra l'altro per rafforzare i controlli fisici sulle persone all'ingresso delle manifestazioni», afferma il neocastellano.

Duvillard si chiede in particolare se sia necessario andare oltre la perquisizione delle borse all'ingresso di una manifestazione, ad esempio con l'installazione di portali a raggi X. «È una misura estrema, ma sono convinto che, da sabato, i responsabili dei festival debbano porsi questa domanda», afferma.

A suo avviso, la Svizzera non può più considerarsi «un'isola risparmiata dal resto del mondo» di fronte al terrorismo. «Anche se è vero che la nostra situazione rimane più tranquilla rispetto a quella di altre nazioni, non possiamo più permetterci questo atteggiamento. La questione non è se questo tipo di evento ci capiterà, ma quando. E soprattutto, come prepararci», sottolinea ancora Duvillard.

Il peggio è stato evitatoDal canto suo, Grein elogia il lavoro degli addetti alla sicurezza presenti durante la sparatoria, che hanno permesso di evitare il peggio. «Mentre gli spari continuavano a risuonare, hanno forzato le uscite di emergenza affinché le persone potessero fuggire in tutte le direzioni». Il responsabile della festa ha messo al sicuro un ferito e gli ha prestato i primi soccorsi, rileva ancora.

La sparatoria è avvenuta nella notte tra sabato e domenica ad Aarau durante un rave party organizzato da Urban Agency Events. Una ventiduenne italiana è rimasta uccisa e cinque persone sono rimaste ferite, alcune delle quali in modo grave. Ieri la polizia cantonale ha annunciato l'arresto di un sospettato, uno svizzero di 43 anni. I suoi moventi non sono ancora noti.

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