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NEPAL/SVIZZERA

13 svizzeri sfiorano il dramma: «Se fossimo arrivati un giorno prima...»

Il gruppo di turisti ha cambiato percorso all’ultimo istante, evitando di rimanere intrappolato nella devastante alluvione tra Tibet e Nepal.
13 svizzeri sfiorano il dramma: «Se fossimo arrivati un giorno prima...»
20Minutes
Fonte 20Minutes
13 svizzeri sfiorano il dramma: «Se fossimo arrivati un giorno prima...»
Il gruppo di turisti ha cambiato percorso all’ultimo istante, evitando di rimanere intrappolato nella devastante alluvione tra Tibet e Nepal.

KATHMANDU - A un passo dal dramma, con la consapevolezza di essere scampati a un pericolo mortale. È quanto vissuto da un gruppo di tredici turisti svizzeri che si trovavano al confine tra Tibet e Nepal durante la terribile alluvione che il 26 agosto ha causato la morte di oltre 900 persone, mentre i dispersi sono ancora più di 4mila.

Il gruppo era arrivato a Gyirong, villaggio tibetano situato a circa 15 chilometri dal valico di frontiera, dove avrebbe dovuto trascorrere la notte prima di entrare in Nepal la mattina successiva. Al loro arrivo, però, i programmi sono cambiati rapidamente.

Il viaggio verso il Nepal
«La nostra guida ci ha mostrato un video apparentemente innocuo di un'alluvione sul lato nepalese del confine. Pensavamo si trattasse semplicemente di detriti trasportati dall'acqua, come a volte accade in montagna», ha raccontato Jürg a 20 Minutes. Un secondo filmato, nel quale si vedeva una strada spazzata via dall'acqua, ha fatto capire al gruppo che il viaggio verso il Nepal non sarebbe potuto proseguire.

La reale portata del disastro è diventata chiara soltanto in seguito. Secondo il racconto dei viaggiatori, alcune informazioni erano state rapidamente bloccate sui social media in Cina e sono stati parenti e conoscenti in Svizzera a inviare loro notizie e immagini. «Solo allora ci siamo resi conto di quanto fossimo stati fortunati», ha spiegato Kaufmann. «Se fossimo arrivati un giorno prima, saremmo stati colpiti in pieno. Ci saremmo trovati esattamente nella zona disastrata al momento dell'alluvione».

Il lavoro delle guide e tanti imprevisti
Le guide hanno quindi deciso di rinunciare al pernottamento a Gyirong, mentre ai turisti veniva comunicato di lasciare la zona. L'autobus ha ripreso il viaggio attraverso le montagne, incrociando diversi mezzi di soccorso e procedendo per ore sotto una pioggia torrenziale, fino a raggiungere un altro valico tra Tibet e Nepal.

Arrivato al posto di frontiera di Nyalam, il gruppo ha trovato la strada bloccata da un escavatore impegnato a rimuovere i detriti dopo che le forti piogge avevano spazzato via un tratto della carreggiata. I tredici svizzeri hanno quindi dovuto proseguire a piedi con i bagagli, attraversando una passerella provvisoria con l'aiuto di operai e poliziotti.

Un'Odissea
Superato il confine, il gruppo ha potuto proseguire verso il Nepal a bordo di alcuni minibus. I viaggiatori sono stati tra i primi turisti a utilizzare quel valico alternativo e hanno poi affrontato altre ore di viaggio in fuoristrada. Dopo circa 24 ore di spostamenti, hanno infine raggiunto Kathmandu, affamati ed esausti.

Dopo alcuni giorni trascorsi nella capitale nepalese, domenica mattina alle 5 il gruppo è rientrato in Svizzera con un volo dall'aeroporto internazionale di Tribhuvan.

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