Alla fine interviene il Cantone: Iwona e Paula L. potranno restare

Il Comune di Untersiggenthal, nel Canton Argovia, aveva riconosciuto loro un fabbisogno base, nonostante la richiesta di assistenza sociale, arrivando a prospettare loro l'espulsione dalla Svizzera. Ora è ufficiale: la procedura adottata dalle autorità comunali era illegale.
AARAU - I fatti, in parte sono già noti. Dopo che erano emersi i presunti casi di abuso da parte di Patrick Frei, ex deputato dell'UDC al Gran Consiglio e già compagno di Iwona L., il Comune di Untersiggenthal aveva adottato una linea intransigente. Alle due donne, considerate vittime delle violenze, era stato riconosciuto soltanto un fabbisogno base invece dell'assistenza sociale. Inoltre, era stato comunicato loro che avrebbero dovuto lasciare la Svizzera.
Dopo la pubblicazione dell'inchiesta del "Tages-Anzeiger" è però intervenuto il Canton Argovia. Il Dipartimento della sanità e degli affari sociali ha ora stabilito che, in virtù del loro permesso di dimora B tuttora valido, le due donne avevano diritto all'assistenza sociale . Di conseguenza, il Comune di Untersiggenthal dovrà ricalcolare retroattivamente le prestazioni loro spettanti a partire dal giugno 2025.
Negare l'assistenza sociale era illegale
Nella sua decisione, il Comune aveva motivato il mancato versamento dell'assistenza sociale ordinaria sostenendo che le due donne erano comunque minacciate da un provvedimento di allontanamento e che, per questo motivo, avrebbero avuto diritto soltanto all'aiuto d'emergenza.
Il Municipio di Untersiggenthal ha accettato la decisione del Cantone. A causa del procedimento ancora in corso, tuttavia, non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni. In ogni caso è certo che Iwona e Paula L. riceveranno retroattivamente le prestazioni che spettavano loro.
«Un caso personale particolarmente»
L'Ufficio della migrazione argoviese ha inoltre fatto sapere di essere ora disposto a concedere a Iwona e Paula L. un permesso di dimora. La decisione sarebbe motivata dall'esistenza di «un caso personale particolarmente grave», a condizione che le due donne adottino tutte le «misure prescritte affinché possano integrarsi nel mercato del lavoro a medio termine».
L'Ufficio respinge tuttavia le accuse secondo cui la decisione sarebbe stata presa esclusivamente a seguito della pressione mediatica esercitata dalla copertura giornalistica del caso. Secondo le autorità, le verifiche erano state avviate ben prima che la vicenda finisse sotto i riflettori dei media. «È noto che le procedure giuridiche richiedono tempo», spiega Corina Winkler, vice segretaria generale del Dipartimento dell'economia e dell'interno.
Lo status definitivo di soggiorno resta da chiarire
Restano tuttavia ancora aperte diverse questioni riguardanti lo status definitivo di soggiorno delle due donne. Attualmente il caso è pendente davanti al Tribunale amministrativo argoviese. Inoltre, Iwona e Paula L. dovranno ancora esprimere la propria posizione e, qualora il tribunale dovesse dare il proprio assenso, sarà coinvolta anche la Confederazione.
La procedura per i casi di rigore deve infatti essere approvata anche dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM).



