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ITALIA / SVIZZERA

Frode da 68 milioni di euro, un arresto anche in Svizzera

In tutto sono finite in manette sei persone. I reati sono stati commessi tra il 2015 e il 2018
Frode da 68 milioni di euro, un arresto anche in Svizzera
Archivio Keystone
Le accuse sono di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità e finalizzata alla frode fiscale, oltre a bancarotta e riciclaggio.
Frode da 68 milioni di euro, un arresto anche in Svizzera
In tutto sono finite in manette sei persone. I reati sono stati commessi tra il 2015 e il 2018
MILANO - Un rientro illegale di capitali dalla Repubblica Ceca in Italia per 68 milioni di euro con buona pace della 'voluntary disclosure'. E' questo il cuore di un'indagine della Procura di Milano che oggi ha portato i militari del Nucleo di polizi...

MILANO - Un rientro illegale di capitali dalla Repubblica Ceca in Italia per 68 milioni di euro con buona pace della 'voluntary disclosure'. E' questo il cuore di un'indagine della Procura di Milano che oggi ha portato i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ad arrestare 6 persone, una delle quali residente in Svizzera, con le accuse di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità e finalizzata alla frode fiscale, oltre a bancarotta e riciclaggio, reati commessi tra il 2015 e il 2018.

Le ordinanze sono state firmate dal gip Livio Cristofano su richiesta del pm Stefano Civardi e riguardano un gruppo criminale che, questa è la ricostruzione di inquirenti e investigatori, si sarebbe avvalso di società, anche create ad hoc, italiane ed estere, cioè con sede in alcune cittadine nel Paese dell'Est Europa, la cui attività era emettere fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprese italiane di medie dimensioni e operative nel commercio di metalli e nel settore energetico. Queste ultime, quindi, avrebbero saldato i conti "fittizi" con normali operazioni bancarie in modo tale da far finire le "provviste" sui conti correnti delle società cosiddette "cartiere". A quel punto, il denaro veniva prelevato e i contanti riportati in Italia grazie a spalloni professionisti. Contanti che, è stato appurato, sarebbero stati destinati agli amministratori e dirigenti delle medie imprese destinatarie delle fatture fasulle.

Un meccanismo questo che oggi ha portato in cella cinque persone, definite "faccendieri", e una ai domiciliari: si tratta dei titolari delle società cartiere, due dei quali residenti nella Repubblica Ceca e uno in Svizzera. A far risalire a chi avrebbe beneficiato della illecita "voluntary disclosure fai da te" sono stati alcuni plichi di denaro nascosti nelle auto utilizzate dagli spalloni. Sui pacchetti erano riportate cifre e lettere che hanno permesso di identificare l'effettivo destinatario che, peraltro, era ignoto allo steso spallone di turno.

Quanto alla bancarotta, il reato è stato contestato perché le società cartiere, una volta esaurito il loro ciclo vital', venivano lasciate morire e quindi fallire.

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