Quasi 95mila franchi spesi per un libro che non vedrà la luce

Il progetto era ormai in fase avanzata, ma il direttore ha deciso di fermarlo. Il SIC esclude problemi di costi, ritardi o divergenze sui contenuti.
BERNA - Quasi 95mila franchi investiti, due storici al lavoro e un libro ormai vicino alla pubblicazione. Poi, improvvisamente, lo stop. Il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha deciso di interrompere un progetto dedicato alla propria storia, nonostante gran parte dei fondi fosse già stata spesa e il lavoro di ricerca fosse in fase avanzata. A bloccare l'iniziativa è stato il direttore Serge Bavaud. Una decisione che, secondo il servizio segreto svizzero, non dipende né dalla qualità del lavoro né da problemi di costi o ritardi.
A rivelarlo è la SonntagsZeitung, che ha interpellato direttamente il servizio segreto svizzero.
Dalla lotta contro il nazismo e il comunismo a quella contro spie e terroristi: la storia dei servizi segreti svizzeri avrebbe molto da raccontare. Ma tanto le operazioni riuscite e le spettacolari scoperte di spie quanto i fallimenti, gli errori e gli incidenti di percorso sono coperti dal segreto.
Gran parte dei documenti del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e delle organizzazioni che lo hanno preceduto resta inaccessibile. I termini di protezione degli archivi possono arrivare fino a 80 anni.
Due storici avrebbero ora potuto far luce su una parte dei segreti custoditi nell'Archivio federale. Avevano infatti ottenuto un accesso privilegiato ai documenti, un'autorizzazione che era a sua volta coperta dal segreto.
Perché il progetto è stato fermato?
Nel 2024 il SIC aveva selezionato due esperti esterni per studiare e raccontare la propria storia: Adrian Hänni, dell'Istituto di storia contemporanea di Monaco di Baviera, e Titus Meier, storico e deputato PLR nel Gran Consiglio argoviese.
Ai due era stato affidato il compito di realizzare una «panoramica strutturata e comprensibile a tutti della storia dei servizi di intelligence svizzeri». Lo ha confermato lo stesso SIC alla SonntagsZeitung. L'obiettivo era raccogliere i risultati delle ricerche dei due esperti, entrambi riconosciuti studiosi della storia dell'intelligence svizzera, in un libro di circa 100 pagine. La pubblicazione era espressamente prevista dal contratto.
Hänni e Meier erano già a buon punto. La consegna del manoscritto era prevista per settembre 2026. Ma il progetto è stato interrotto: a deciderlo è stato il direttore del SIC, Serge Bavaud, in carica ormai da un anno.
Le ragioni dello stop
Le spiegazioni più immediate sembrano da escludere, almeno stando a quanto riferito alla SonntagsZeitung dall'ufficio stampa del servizio. Il SIC si dice infatti «soddisfatto della qualità del lavoro» e precisa: «Non si sono verificati sforamenti dei costi, divergenze sui contenuti, ritardi o altre difficoltà nello svolgimento del progetto». La decisione sarebbe invece legata a «una rigorosa ridefinizione delle priorità nell'impiego delle risorse finanziarie e umane». Come spiega il SIC, «il progetto non assorbiva soltanto fondi, ma anche tempo di lavoro dei collaboratori incaricati di seguirlo dal punto di vista specialistico».
Fermando la pubblicazione, tuttavia, il servizio segreto non risparmia molto denaro. Il tetto massimo di spesa era fissato a 120’000 franchi, ma gran parte della somma, precisamente 94’945 franchi, è già stata utilizzata. Il SIC non ritiene comunque che i soldi dei contribuenti siano stati sprecati. I risultati delle ricerche saranno «utilizzati, nella misura del possibile, per scopi di formazione interna». Il progetto di ricostruzione storica, ora interrotto, era stato avviato quando alla guida del servizio c'era il predecessore di Bavaud, Christian Dussey.
Il SIC era già finito al centro delle critiche per la gestione di un dossier su Josef Mengele, medico del campo di concentramento. Inizialmente non voleva renderlo pubblico, per poi diffonderlo soltanto in una versione con diverse parti oscurate.
Altri Paesi seguono una politica più aperta per quanto riguarda i documenti risalenti all'epoca nazista. Anche numerosi servizi segreti stranieri hanno aperto i propri archivi ai ricercatori, permettendo persino la pubblicazione di studi su operazioni particolarmente delicate.
Le lezioni del passato per la riorganizzazione del SIC
«Ci rammarichiamo che il SIC abbia interrotto il progetto di ricerca», dichiarano Hänni e Meier, citati dalla SonntagsZeitung. «Continuiamo a essere convinti che una ricostruzione storica delle attività dei servizi segreti svizzeri sarebbe stata preziosa sia per l'opinione pubblica sia per lo stesso SIC». Studiare il passato, secondo i due storici, potrebbe aiutare a comprendere meglio le sfide di oggi.
Le precedenti riorganizzazioni, per esempio, permettono di individuare gli aspetti cruciali nella trasformazione di un servizio di intelligence e i fattori che ne determinano il successo. Un tema particolarmente attuale, visto che il SIC è impegnato in una ristrutturazione che per lungo tempo ha generato forti tensioni e malcontento.
«Speriamo di poter rendere accessibili, in una forma adeguata, almeno le principali conoscenze già acquisite nell'ambito del progetto», scrivono Hänni e Meier. I due hanno negoziato la possibilità di pubblicare autonomamente anche i risultati delle ricerche basate su documenti ancora coperti dal segreto.
Dovranno però sottoporre il manoscritto all'approvazione del SIC. Se il servizio riterrà che la pubblicazione possa mettere a rischio fonti, metodi, collaboratori o rapporti con i servizi di intelligence partner, potrà impedire la divulgazione delle parti interessate.



