Molestie sul lavoro, è boom: «Non sono complimenti di cattivo gusto, conta chi le fa»

Dal Covid in poi sono in impennata, in tutta la Svizzera. Colpita una donna su due e chi le perpetra è spesso una persona di potere. Come si può intervenire (e chi può farlo) e perché le Piccole e medie imprese sono le più a rischio.
BERNA - Dopo la pandemia, con il ritorno in ufficio, sono aumentate molto le segnalazioni di molestie sessuali provenienti dalle piccole e medie imprese (PMI).
Lo osservano gli uffici per le pari opportunità della Svizzera tedesca, come riporta la Berner Zeitung. «Spesso per le PMI il tema non è una priorità», commenta sulle pagine del quotidiano bernese Aner Voloder, vicedirettore del Servizio per le pari opportunità della città di Zurigo.
Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si possa pensare. Secondo uno studio della Segreteria di Stato dell’economia (Seco), il 44% delle donne e il 17% degli uomini hanno subito molestie sessuali sul lavoro almeno una volta nella carriera. Un dipendente su cinque vorrebbe che la propria azienda facesse di più.
«Le molestie vengono ancora troppo spesso fatte passare per un flirt andato male o un complimento di cattivo gusto», dice Voloder. Ma non conta tanto quello che voleva fare chi molesta, conta l’effetto sulla vittima e sul team.
Di solito chi molesta è in una posizione di forza: può essere un capo, un collega o un cliente. «Il ragionamento è: lo faccio perché posso, tanto difficilmente ne pagherò le conseguenze». I più esposti sono apprendisti, neoassunti e lavoratori precari, che spesso preferiscono tacere.
Secondo Veloder, i capi devono intervenire subito e dare il buon esempio: «Se appendo un regolamento in bacheca ma poi parlo in modo volgare, contribuisco a creare un clima tossico». Anche i colleghi possono fare la loro parte, semplicemente chiedendo: «Ho visto cosa è successo. Vuoi parlarne?».
Le vittime possono agire sia sul piano del diritto del lavoro sia su quello penale. Molte aziende però aspettano la sentenza prima di prendere provvedimenti, ed è un errore: «Le due procedure vanno valutate separatamente», sottolinea Voloder. Per chi denuncia sono decisive le prove: messaggi, chat e appunti precisi su cosa è successo, quando e dove.
Allo stesso tempo serve misura: «Non ogni battuta infelice giustifica un licenziamento». Chi si accorge di aver offeso qualcuno, però, deve scusarsi e non ripetere quel comportamento.
Alcuni settori sono più esposti alla problematica, mancando di organismi di prevenzione. L'articolo della Zeitung cita soprattutto l'edilizia, l'industria e anche il settore dell'accoglienza.
Per colmare questa lacuna, otto servizi per le pari opportunità della Svizzera tedesca, tra cui quello del Canton Berna, hanno lanciato il progetto «KMU konkret+», che offre formazione, modelli di regolamento e consulenza alle aziende fino a 250 dipendenti.



