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ZURIGO

Parroco abusa di una decina di donne. La Chiesa sapeva ma non è intervenuta

Le accuse erano arrivate ai vertici ecclesiastici già nel 2006, ma il religioso aveva continuato a esercitare il suo ministero. Ora arrivano le scuse alle vittime: «Ci sono voluti trent'anni perché la Chiesa ci credesse».
Parroco abusa di una decina di donne. La Chiesa sapeva ma non è intervenuta
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Fonte Tages-Anzeiger
Parroco abusa di una decina di donne. La Chiesa sapeva ma non è intervenuta
Le accuse erano arrivate ai vertici ecclesiastici già nel 2006, ma il religioso aveva continuato a esercitare il suo ministero. Ora arrivano le scuse alle vittime: «Ci sono voluti trent'anni perché la Chiesa ci credesse».

ZURIGO - Per anni avrebbe abusato di diverse donne, ma nemmeno quando le accuse raggiunsero i vertici ecclesiastici la sua carriera si fermò. È il caso di un pastore della Chiesa evangelica riformata, la cui vicenda sta imbarazzando il Cantone di Zurigo. Il prelato è accusato di abusi sessuali, fisici e psicologici ai danni di almeno dieci donne tra il 1992 e il 2006. Ora, a distanza di anni, le autorità religiose riconoscono le proprie mancanze e chiedono pubblicamente scusa alle vittime.

Le testimonianze delle donne coinvolte, oggi conservate presso l'Archivio di Stato di Zurigo, documentano una vicenda di cui i vertici ecclesiastici erano stati informati già nel 2006. Il Consiglio della Chiesa aveva allora avviato un'indagine, interrotta però nell'agosto del 2007, quando il pastore presentò le proprie dimissioni.

Una decisione che, precisa oggi il Consiglio ecclesiastico, era «legalmente corretta», poiché le indagini potevano riguardare soltanto persone ancora impiegate dalla Chiesa cantonale. Ciononostante le autorità ecclesiastiche ammettono che «la dirigenza della Chiesa non ha adempiuto adeguatamente alle proprie responsabilità nei confronti delle donne coinvolte».

Le accuse non fermarono la sua carriera
Le dimissioni da Zurigo, del resto, non segnarono la fine della carriera del pastore. Dopo aver lasciato il Cantone, cercò un nuovo incarico a Berna. Qui, però, le autorità ecclesiastiche vennero a conoscenza delle accuse nei suoi confronti e votarono contro la sua assunzione.

Il rifiuto non gli impedì di trovare un'altra sistemazione. Nel 2010 venne assunto da una chiesa di Ginevra, dove continuò a lavorare per altri sei anni, fino al pensionamento.

Una delle donne coinvolte non nasconde la propria rabbia: «Il pastore ha continuato a lavorare indisturbato durante tutto questo tempo».

Le scuse, dopo anni di silenzio
A distanza di anni, la Chiesa evangelica riformata del Canton Zurigo ha deciso di riconoscere le proprie mancanze nella gestione del caso.

«Le vittime hanno chiesto un riconoscimento pubblico della loro sofferenza. La dichiarazione risponde a questa esigenza», afferma la portavoce Jessica Van Wezemael.

Parole che, tuttavia, non bastano a tutte le donne coinvolte. Una delle vittime denuncia soprattutto il tempo trascorso prima che le loro testimonianze venissero prese sul serio: «Ci sono voluti trent'anni perché la Chiesa credesse alle vittime».

E a pesare, ancora oggi, è soprattutto la sensazione che le conseguenze siano ricadute su chi aveva denunciato gli abusi, anziché su chi ne era accusato. «Solo noi, in quanto vittime, abbiamo subito le conseguenze», conclude.

Intanto, sulla base di nuove segnalazioni, il Consiglio della Chiesa ha deciso di riaprire il caso, affidando a un avvocato l'esame giuridico dei fascicoli già depositati presso l'Archivio di Stato.

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