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Long Covid, il calvario verso la rendita d'invalidità

A 26 anni, una giovane è rimasta gravemente malata dopo aver contratto il coronavirus. Le perizie assicurative hanno aggravato le sue condizioni, portandola a tentare il digiuno per morire.
Long Covid, il calvario verso la rendita d'invalidità
Tipress
Fonte NZZ
Long Covid, il calvario verso la rendita d'invalidità
A 26 anni, una giovane è rimasta gravemente malata dopo aver contratto il coronavirus. Le perizie assicurative hanno aggravato le sue condizioni, portandola a tentare il digiuno per morire.

GAIS - Per mesi è rimasta a letto, in una stanza oscurata, quasi incapace di muoversi. T.B., 26 anni, soffre di una forma grave di Long Covid e di encefalomielite mialgica (ME), una malattia neuroimmunologica che provoca una spossatezza estrema. Il percorso per ottenere una rendita d'invalidità è stato così estenuante da spingerla, lo scorso gennaio, a smettere di mangiare e bere per lasciarsi morire. Oggi ha ottenuto una rendita completa, ma arrivare a questo riconoscimento è stato un calvario.

La vicenda è raccontata dalla NZZ. Tutto è iniziato nell’ottobre 2020, quando la giovane, allora ventenne, ha contratto il coronavirus. Ai primi sintomi si sono aggiunti febbre, mal di testa, perdita del gusto e dell’olfatto, problemi di memoria e difficoltà cognitive. Una seconda infezione, nella primavera del 2022, ha aggravato ulteriormente il suo stato di salute. Nonostante un percorso di riabilitazione, la giovane non è più riuscita a recuperare le forze. Anche il minimo sforzo può provocarle forti dolori e un crollo fisico.

Perizie estenuanti
Consapevole di non poter tornare al lavoro, la giovane ha chiesto una rendita AI. Tra febbraio e marzo 2025 ha dovuto affrontare colloqui e accertamenti a Interlaken, Bienne e St. Urban, nel Canton Lucerna. Gli spostamenti e le lunghe valutazioni l'hanno sfinita, causando ripetuti peggioramenti delle sue condizioni.

Secondo Chantal Britt, presidente di Long Covid Svizzera, nella Confederazione potrebbero esserci fino a 450’000 persone affette da Long Covid, di cui circa 56’000 in forma grave. Per questi pazienti, le procedure assicurative rappresentano spesso un ostacolo in più. Uno studio svizzero non ancora sottoposto a revisione scientifica, basato sulle testimonianze di 137 pazienti, mostra come appuntamenti, questionari e visite possano diventare insostenibili per chi ha capacità fisiche e cognitive fortemente ridotte.

Qualcosa, però, starebbe cambiando. Alcuni uffici AI stanno già valutando la possibilità di prendere decisioni sulla base della documentazione medica, evitando accertamenti troppo gravosi. Thomas Pfiffner, direttore dell’AI grigionese e vicepresidente dell’associazione nazionale degli uffici AI, spiega che nel tempo sono aumentate le conoscenze sulle conseguenze del Long Covid. L’obiettivo è elaborare raccomandazioni che tengano maggiormente conto delle difficoltà dei pazienti negli spostamenti e durante le valutazioni, senza compromettere la parità di trattamento.

«Troppo malata per vivere»
Per la giovane, però, queste aperture sono arrivate troppo tardi. Nel gennaio 2026, mentre era costretta a letto, è caduta andando in bagno e ha battuto la testa. Non riusciva più nemmeno a sedersi e aveva bisogno della morfina per sopportare i dolori. Disperata, ha smesso di mangiare e bere per lasciarsi morire. Il digiuno è durato due settimane. Quando le sue condizioni sono leggermente migliorate, racconta di aver provato delusione: «Ero troppo in forma per morire, ma troppo malata per vivere».

Britt racconta di conoscere pazienti che hanno fatto ricorso all’aiuto al suicidio. «Per chi soffre gravemente di ME e Long Covid in Svizzera è più facile ottenere il suicidio assistito che una presa in carico adeguata», denuncia.

Anche T.B. ha sottoscritto una tessera Exit, che le dà la sensazione di poter mantenere il controllo sulla propria vita. La guarigione resta lontana, ma oggi riesce di nuovo a sedersi, parlare e mangiare. Soprattutto, ha ottenuto la rendita AI, con effetto retroattivo per gli ultimi quattro anni. Dopo aver esaurito i risparmi accumulati durante l’apprendistato, può finalmente pagare le spese mediche e di sostentamento senza dipendere economicamente dai genitori.

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