Filmati dagli occhiali smart, ecco quando è reato (e cosa si può fare)

Sempre più popolari, con le vendite che decollano pure in Svizzera, preoccupano per il loro uso improprio e “subdolo”. E la politica si muove per correre ai ripari.
Nel 2014 i "Glass" di Google furono un flop. Dodici anni dopo, gli occhiali intelligenti sembrano (infine) aver trovato il loro pubblico, anche in Svizzera.
Da gennaio a settembre Galaxus e Digitec ne hanno venduti diverse migliaia, il 307% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. I marchi più gettonati sono Ray-Ban, Xreal e RayNeo, seguiti da Viture e Oakley. L'87% degli acquirenti è uomo.
A fare la differenza, questa volta è l'implementazione dell'IA. Grazie a fotocamera e altoparlanti, le persone sorde possono leggere in tempo reale una conversazione e quelle cieche farsi descrivere l'ambiente circostante. Secondo i produttori, nel 2026 ne sono già stati venduti milioni in tutto il mondo.
Quella telecamera della discordia
Oltre alle funzioni di realtà aumentata uno dei punti di forza del prodotto, che è anche il primo a generare preoccupazione, riguarda la possibilità di riprendere quello che si vede per la strada, filmando persone ignare e violando - di fatto il loro diritto alla privacy.
È successo in diversi casi, e in Francia è stata aperta addirittura un'inchiesta su donne riprese per strada senza consenso e poi postate sui social network. Se in molti argomentano che «non è molto diverso da un filmato fatto con lo smartphone», la ripresa attraverso le mini-telecamere degli occhiali smart è più difficile da individuare e risulta quindi più “subdola”.
Recentemente aveva fatto discutere del loro utilizzo nelle piscine in Svizzera, tanto che si era mobilitata l'associazione di categoria competente a cui aveva fatto seguito la politica.
Come si capisce quando stanno filmando?
Gli occhiali smart sono spesso difficilmente distinguibili da quelli tradizionali. Una piccola lucina accesa può indicare che è in corso una ripresa. Tuttavia, spesso è difficile da scorgere alla piena luce del giorno, e in alcuni modelli può essere disattivata e/o manipolata.
Ulteriore indizio possono essere aste più larghe nella montatura, poiché è proprio lì che vengono alloggiati la fotocamera, la batteria e altri componenti tecnologici.
Esistono anche delle app (No Glasshole, Nearby Glasses) che evidenziano la presenza di dispositivi bluetooth di questo tipo nelle vicinanze e mandano un'allerta push. Anche in questo caso, però, la loro efficacia non è assoluta e non sono in grado di “intercettare” se un occhiale sta effettivamente filmando.
La politica si muove, anche in Svizzera
Per quanto riguarda la Svizzera a settembre il consigliere nazionale dei Verdi Raphaël Mahaim ha depositato un atto parlamentare per un nuovo quadro giuridico relativo a questa tipologia di prodotti.
Secondo quanto proposto chi registra immagini, voce o dati biometrici dovrebbe segnalarlo chiaramente: senza una spia visibile e non disattivabile, la registrazione sarebbe illecita. I produttori, inoltre, dovrebbero dimostrare già prima della vendita che i loro dispositivi rispettano le norme e tutelano la privacy.
Quali sono i tuoi diritti
Filmare in pubblico in linea di principio è lecito in Svizzera, ma con dei limiti. Le cose cambiano però quando le persone sono riconoscibili o inquadrate in maniera evidente.
In questo caso vale il diritto alla propria immagine e la legge sulla protezione dei dati. In questi casi, infatti, è necessario il consenso esplicito della persona ripresa, a meno che non si tratti di un filmato di “interesse pubblico”.
Quando scatta il reato. È punibile chi filma persone nella sfera privata, ad esempio in uno spogliatoio. Lo stesso vale per chi registra conversazioni non pubbliche senza il consenso di tutti i partecipanti.
Cosa fare sul momento. Chiedi direttamente alla persona di interrompere la registrazione e di cancellarla. Nei locali, in palestra o in piscina puoi rivolgerti al personale della struttura. Questo può intervenire e pretendere la cancellazione, e se la persona si rifiuta può chiamare la polizia.
Se il video non viene cancellato. Puoi rivolgerti al Giudice di pace e chiedere la cancellazione delle riprese, oltre a un risarcimento e a una riparazione morale. Se c'è un reato puoi anche sporgere denuncia alla polizia. Se il video è già online valgono gli stessi diritti. In più puoi chiedere la rimozione direttamente alle piattaforme social.



