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SVIZZERA

«Servono cliniche per disintossicarsi dai social»

Non è solo un professore di etica all'Università di Lucerna. È stato anche tra i consiglieri di Papa Francesco. Oggi Peter Kirchschläger lancia un allarme serio.
«Servono cliniche per disintossicarsi dai social»
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Fonte Aargauerzeitung
«Servono cliniche per disintossicarsi dai social»
Non è solo un professore di etica all'Università di Lucerna. È stato anche tra i consiglieri di Papa Francesco. Oggi Peter Kirchschläger lancia un allarme serio.

LUCERNA - Dalla disintossicazione in clinica a un'età minima di 16 anni per accedere ai social media. Peter G. Kirchschläger, professore di etica all'Università di Lucerna e tra i consiglieri di Papa Francesco, chiede un giro di vite sull'utilizzo di piattaforme come Instagram e TikTok da parte dei più giovani.

Il professore ritiene che i ragazzi che hanno sviluppato una dipendenza dai social debbano poter ricevere un aiuto specifico, attraverso trattamenti clinici, soggiorni di riabilitazione oppure periodi di pausa seguiti da professionisti.

«Lo Stato ha fallito nel suo dovere di protezione», sostiene Kirchschläger. A suo avviso, è quindi necessario intervenire a sostegno di una generazione che si è trovata esposta a meccanismi potenzialmente dannosi senza avere gli strumenti per difendersi.

Il professore non usa mezzi termini nel descrivere le piattaforme. Instagram e TikTok vengono definiti «media antisociali», accusati di creare deliberatamente dipendenza e di esporre bambini e adolescenti a rischi per la salute. Una dipendenza che Kirchschläger paragona a quella da alcol e droghe.

«Distruggono le democrazie»
Ma le conseguenze, secondo l'esperto, non si limiterebbero alla salute dei più giovani. «I social media incitano alla violenza», afferma. E ancora: «Distruggono le democrazie. Chi ne è dipendente perde la libertà e viene controllato da altri».

Da qui la richiesta di introdurre un'età minima di 16 anni per l'accesso ai social media e di porre limiti all'utilizzo degli smartphone. Misure che, secondo Kirchschläger, non possono essere lasciate soltanto sulle spalle di genitori e insegnanti.

Un divieto, sostiene, renderebbe inoltre più semplice il compito degli adulti: le regole sull'utilizzo dei social e degli smartphone non dovrebbero essere continuamente ridiscusse e negoziate.

Nel mirino finiscono anche le aziende tecnologiche. Per Kirchschläger dovrebbero essere obbligate a impedire l'accesso dei minori alle proprie piattaforme. In caso contrario, dovrebbero scattare sanzioni pesanti.

La Svizzera e gli altri Paesi
Il tema è già al centro del dibattito politico. Nove Cantoni hanno introdotto il divieto di utilizzare smartphone nelle scuole, mentre sette Paesi hanno già adottato restrizioni legate all'età per l'accesso ai social media. Tra questi c'è l'Australia.

E il tema sembra incontrare il favore della popolazione. Secondo un recente sondaggio, l'87% degli intervistati sarebbe favorevole a vietare l'accesso ai social ai minorenni.

Anche a livello federale la questione è sul tavolo. Il Consiglio federale dovrebbe esprimersi nei prossimi mesi.

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