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Quando la grammatica va offline

Le aziende svizzere segnalano lacune sempre maggiori in ortografia e sintassi tra gli apprendisti. E l’intelligenza artificiale, che può aiutarci a scrivere, rischia anche di farci perdere queste competenze.
Quando la grammatica va offline
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Fonte Le Temps
Quando la grammatica va offline
Le aziende svizzere segnalano lacune sempre maggiori in ortografia e sintassi tra gli apprendisti. E l’intelligenza artificiale, che può aiutarci a scrivere, rischia anche di farci perdere queste competenze.

BERNA - Sapete ancora scrivere un’e-mail o un testo importante senza ricorrere a un correttore automatico o all’intelligenza artificiale? La domanda è provocatoria, ma sempre più attuale. Le competenze nella scrittura sembrano infatti indebolirsi, soprattutto tra i più giovani.

L'argomento è sviscerato da Le Temps. Nello specifico, la scorsa settimana un sondaggio di Economiesuisse, Unione svizzera degli imprenditori e Unione svizzera delle arti e mestieri ha evidenziato come la maggioranza delle aziende riscontri tra gli apprendisti lacune crescenti in ortografia, grammatica e matematica. Anche i risultati PISA 2025, pubblicati questa settimana, mostrano un calo nelle competenze di lettura, pur mantenendo la Svizzera in una buona posizione nel confronto internazionale.

«L’ortografia è solo la punta dell’iceberg»
«Si osserva effettivamente una diminuzione generale del livello in ortografia, grammatica e sintassi negli ultimi anni», spiega Florence Epars, docente di didattica del francese all’Alta Scuola pedagogica del Canton Vaud. Il fenomeno riguarda, secondo l’esperta, anche i futuri insegnanti della scuola primaria.

Il problema non riguarda però soltanto i giovani. Anche gli adulti possono perdere competenze affidandosi sempre più agli strumenti digitali. «I correttori ortografici correggono in superficie, ma non sviluppano la capacità di analizzare il funzionamento della lingua, a meno che non venga loro richiesto», osserva Epars.

Per le aziende, tuttavia, una buona padronanza della lingua resta importante. «Lo scritto è onnipresente nel mondo del lavoro: nelle e-mail, nelle presentazioni, nelle direttive», sottolinea Marco Taddei, responsabile per la Svizzera romanda dell’Unione padronale svizzera. Testi corretti aiutano a evitare malintesi e rappresentano anche «un biglietto da visita per l’azienda».

Particolarmente importante per gli apprendisti di commercio, aggiunge Christophe Nydegger, presidente della Conferenza svizzera degli uffici di formazione professionale. Il quadro, però, non è soltanto negativo: i giovani dispongono spesso di altre competenze, come una notevole capacità di adattamento e una rapida comprensione degli strumenti digitali.

«Non lasciare che sia l’IA a pensare»
Secondo Epars, il rischio è che affidarsi troppo alla tecnologia significhi perdere anche la capacità di costruire un ragionamento. «Possiamo chiedere all’IA di migliorare ciò che vogliamo dire, ma il filo argomentativo deve restare il nostro». E la perdita di competenze nella scrittura può riflettersi anche nell’espressione orale.

La soluzione non è quindi rinunciare agli strumenti digitali, ma usarli in modo diverso. L’IA potrebbe, per esempio, essere impiegata per indicare gli errori presenti in un testo e spiegare quali regole grammaticali occorre ripassare, invece di limitarsi a correggerlo.

«Deve sempre esistere, dietro l’utilizzo di uno strumento, una conoscenza di base», sostiene Nydegger. Epars insiste invece sulla necessità di continuare a scrivere: «Bisogna continuare a scrivere ogni giorno, anche a mano. Più lo si fa, più è facile».

Un approccio che richiede però anche una certa cautela: l’IA, avverte l’esperta, «non è sempre competente nelle spiegazioni ortografiche o grammaticali». E per verificare se una spiegazione è corretta, conclude, «bisogna già avere buone conoscenze di base». Un circolo vizioso dal quale non è così semplice uscire.

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