Discriminazioni in caserma, l’esercito cambia passo

Il piano d’azione prosegue tra risultati concreti e sfide ancora aperte, in vista dell’attuazione totale delle misure entro il 2027 e di una valutazione d’impatto prevista per il 2028.
Il piano d’azione prosegue tra risultati concreti e sfide ancora aperte, in vista dell’attuazione totale delle misure entro il 2027 e di una valutazione d’impatto prevista per il 2028.
BERNA - 'Esercito svizzero registra progressi nella lotta al sessismo e alla discriminazione. La metà delle misure annunciate circa due anni fa è stata implementata, hanno sottolineato rappresentanti delle forze armate nel corso di un incontro con i media oggi a Berna.
«Nell'esercito svizzero non c'è posto per la discriminazione e la violenza», ha affermato il capo del Comando dell'istruzione, Gregor Metzler.
Il piano d'azione in 16 punti, lanciato dall'esercito nel 2025, si basa su uno studio del 2024 relativo alla discriminazione e alla violenza sessualizzata. Quasi la metà delle circa 1'100 persone interpellate all'epoca - di cui due terzi donne - aveva dichiarato di aver subito discriminazioni di genere e violenze sessualizzate nel corso della propria carriera militare.
Dagli ultimi accertamenti si nota che vi sono i primi segnali di un miglioramento della situazione e della cultura all'interno delle truppe: il servizio specializzato competente registra un maggior numero di contatti, anche da parte di uomini e di comandanti in cerca di consiglio. I quadri mostrano un «atteggiamento più chiaro» di tolleranza zero verso il sessismo o il razzismo all'inizio delle scuole reclute.
Otto già operativi
Dei 16 provvedimenti previsti, l'esercito ne ha attuati otto, integrandoli nel processo permanente. Tra questi figurano una lezione online di sensibilizzazione obbligatoria per tutte le reclute dal 1° gennaio 2025, già frequentata da circa 20'000 persone, secondo quanto indicato da Mahide Aslan, capa del servizio specializzato.
Vi è poi un codice di condotta elaborato dalle truppe stesse a livello della propria unità per aumentare l'accettazione nella truppa, elemento che per Thomas Huber, comandante della scuola di fanteria, è fondamentale in quanto la fiducia reciproca è indispensabile per la sicurezza della Svizzera. È inoltre operativo uno strumento di segnalazione anonimo in cui i soldati possono decidere quali dati personali fornire. Aslan ha precisato che circa una richiesta su dodici riguarda effettivamente un caso di violenza o discriminazione.
L'importanza del reporting
A queste misure si aggiungono altre novità già introdotte, come la creazione nel maggio 2025 di un gruppo di lavoro «Protezione delle vittime», l'avvio da settembre 2025 di formazioni specifiche per i quadri sulla gestione dei conflitti, la sperimentazione in diverse scuole di una «seconda via» di segnalazione parallela a quella gerarchica e l'introduzione di un reporting sistematico per le procedure disciplinari e penali militari.
Altri sette provvedimenti sono in fase di attuazione secondo i tempi previsti, mentre per uno si registra un ritardo. Si tratta di un foglio informativo sui diritti delle persone colpite, rallentato dall'ampliamento dei contenuti di un manuale completo sulla procedura in caso di discriminazione. Inizialmente previsto solo per la milizia, il suo campo d'applicazione è stato esteso ai militari di carriera, al personale civile e ai membri della promozione della pace. Il manuale e la scheda informativa dovrebbero essere pronti entro la fine del 2027.
Queste misure non costituiscono un programma accessorio, ma sono esplicitamente collegate alla capacità di difesa del Paese e alla sicurezza psicologica necessaria per garantire l'organico di almeno 100'000 militari nel sistema di milizia. Come evidenziato da Aslan, oggi le donne sono più al sicuro nell'esercito poiché il tema viene affrontato in modo più istituzionalizzato.
Tutti i 16 provvedimenti dovrebbero essere attuati entro la fine del 2027. Per il 2028 è previsto uno studio di follow-up per verificarne l'efficacia.




