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SVIZZERA

Fuga di notizie, l'Esercito spende 117.000 franchi senza scoprire nulla

Indagine da capogiro per scoprire il whistleblower che spifferò del buco finanziario. Tutto sprecato, non si è mai riuscito a sapere chi è stato.
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Fuga di notizie, l'Esercito spende 117.000 franchi senza scoprire nulla
Indagine da capogiro per scoprire il whistleblower che spifferò del buco finanziario. Tutto sprecato, non si è mai riuscito a sapere chi è stato.

BERNA - Spesso riferiamo che l'esercito svizzero si trova in una situazione di deficit finanziario, e a più riprese alcuni politici chiedono sovvenzioni milionari per sostenere la macchina militare. Per questo è destinata a far discutere la notizia pubblicata oggi dal Tages Anzeiger, che il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), ha speso 117.000 franchi per un'indagine che avrebbe dovuto scoprire chi, tra le fila dell’esercito ha passato a un giornalista di Radio SRF informazioni interne sulle finanze militari. Un'indagine che però che non è riuscita a cavare un ragno dal buco. A rivelarlo è un rapporto di 40 pagine redatto dallo studio legale Kellerhals Carrard, i cui risultati sono stati visionati dal Tages.

Tutto risale al 2024 quando un servizio di Radio SRF riferì di un buco finanziario nell’esercito, mostrando grafici sulla situazione finanziaria presentati durante un seminario interno per ufficiali di stato maggiore superiori. L’inchiesta aveva fatto parecchio scalpore e per settimane l’esercito era rimasto al centro dell’attenzione mediatica. A quel punto l’allora capo dell’esercito Thomas Süssli ha avviato un'indagine interna per identificare quello che oggi viene definito whistleblower. Insomma una gola profonda che non è mai venuta alla luce, nonostante i soldi spesi per la ricerca.

Che sarebbe stato difficile trovare la fonte della fuga di notizie era facilmente prevedibile per Süssli e il suo staff. Come evidenziato anche dal Ministero pubblico della Confederazione, che tra il 2020 e il 2024 ha condotto circa 90 procedimenti per violazione del segreto d’ufficio senza risultati noti, in questi casi «un numero relativamente elevato di persone» è spesso a conoscenza delle informazioni sensibili, rendendo difficile restringere il campo dei sospetti.

Nel caso specifico, la presentazione finita a SRF era stata diffusa anche internamente. Il rapporto dello studio legale Kellerhals Carrard indica che 66 persone vi avevano avuto accesso. Di queste, 15 sono state convocate per un colloquio presso la sede bernese dello studio legale, alcune selezionate «tramite campionamento», quindi in modo casuale. Gli stessi autori dell’indagine ammettono che «la cerchia delle persone» che avrebbero potuto visionare il documento «non è ricostruibile ed è di fatto impossibile da delimitare».

Tra le opzioni valutate vi era anche il sequestro e l’analisi dei computer dei dipendenti federali. L’ipotesi è stata però scartata, dopo consultazione con l’Ufficio federale dell’informatica, in nome del «principio di proporzionalità». Interpellato sulla spesa sostenuta per un’indagine senza esito, un portavoce dell’esercito ha dichiarato che non è possibile esprimersi, trattandosi di una decisione presa «dalle persone allora responsabili». Il rapporto solleva infine una questione più ampia sul piano comunicativo. Secondo gli estensori, una maggiore trasparenza iniziale sulla situazione finanziaria dell’esercito avrebbe potuto evitare sia la fuga di notizie sia l’investimento di oltre 100.000 franchi in un’indagine rivelatasi infruttuosa.

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