Se i criminali usano il tuo AirBnB per nascondersi e non lasciare traccia

In Svizzera, e in Ticino, sono diversi i proprietari che mettono in affitto case e appartamenti sulla nota piattaforma web. Per chi vuole delinquere - fra truffe, spaccio e prostituzione illegale - è una manna.
BERNA - Gli appartamenti turistici affittati tramite piattaforme online come Airbnb vengono utilizzati sempre più spesso anche da persone coinvolte in attività criminali. Lo riferiscono diversi quotidiani del gruppo CH Media, tra i quali la BernerZeitung, che hanno raccolto testimonianze e informazioni presso varie forze di polizia svizzere.
Tra i casi citati figura quello di una giovane coppia francese attiva nella Svizzera romanda. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero truffato persone anziane fingendosi dipendenti di banca e agenti di polizia. Con un raggiro telefonico convincevano le vittime a consegnare denaro e gioielli che sarebbero poi stati ritirati da un falso poliziotto.
Grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, il presunto autore è stato identificato e arrestato. Solo successivamente gli investigatori hanno scoperto che la coppia soggiornava in un appartamento Airbnb nel Canton Vaud.
Le autorità sottolineano che il problema non riguarda esclusivamente Airbnb, ma in generale gli alloggi per brevi soggiorni prenotati online. Diverse polizie cantonali confermano di essersi imbattute in casi legati a frodi, furti, traffico di stupefacenti, prostituzione illegale e persino tratta di esseri umani.
A San Gallo, ad esempio, si osserva da anni un crescente utilizzo di appartamenti turistici e hotel con check-in automatico da parte dell'industria del sesso. Una realtà analoga, lo ricordiamo, è emersa anche in Ticino.
Secondo gli specialisti della sicurezza, questi alloggi possono risultare particolarmente attrattivi per i criminali perché più difficili da controllare rispetto agli hotel tradizionali. In molti casi, infatti, la persona che effettua la prenotazione non coincide con chi soggiorna realmente nell'appartamento.
La questione è arrivata anche in politica. Il consiglieri agli Stati ginevrino Mauro Poggia ha chiesto al Consiglio federale di valutare un rafforzamento dei controlli sugli affitti turistici online, ritenendo che «possa esistere una lacuna nel sistema di sicurezza». Proprio il Consiglio degli Stati si pronuncerà sulla proposta nella sessione odierna (martedì).
Il Consiglio Federale, tuttavia, ritiene che l'attuale quadro normativo sia sufficiente. Quadro che è in procinto di essere aggiornato per includere le basi legali affinché - in futuro - le notifiche possano essere effettuate in forma digitale.



