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BERNA

In Svizzera, quaranta anni fa, la prima "stanza del buco" al mondo

La capitale fece da apripista ai locali dove drogarsi. Il suo esempio venne poi seguito da Basilea e Zurigo. Fra i più recenti locali di consumo assistito c'è quello di Coira, istituito lo scorso marzo.
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Fonte ats
In Svizzera, quaranta anni fa, la prima "stanza del buco" al mondo
La capitale fece da apripista ai locali dove drogarsi. Il suo esempio venne poi seguito da Basilea e Zurigo. Fra i più recenti locali di consumo assistito c'è quello di Coira, istituito lo scorso marzo.

BERNA - Negli anni '80, le scene aperte della droga resero visibili la miseria e la sofferenza dei tossicodipendenti in Svizzera. La politica in materia di stupefacenti iniziò a muoversi, e la città di Berna fu in prima linea. Lì, esattamente quarant'anni fa, il 17 giugno 1986 venne aperto il primo "Fixerstübli" al mondo, un locale in cui è possibile iniettarsi legalmente eroina in buone condizioni igieniche e sotto controllo medico. Un modello che ha fatto scuola. Fino ad allora, anche in Svizzera la politica sulla droga aveva seguito approcci classici come l'astinenza e la repressione. I tossicodipendenti venivano aiutati solo se manifestavano la volontà di uscire dalla dipendenza.

Le scene aperte della droga, il numero crescente di overdose e anche la crisi legata alla diffusione dell'HIV/Aids dimostrarono che gli approcci seguiti fino a quel momento stavano raggiungendo i propri limiti. Erano necessarie nuove strategie, sottolinea la fondazione per l'aiuto alle dipendenze Contact - ideatrice della struttura - in un comunicato.

Una risposta pragmatica
A Berna si decise di intraprendere una nuova strada, incentrata sulla sopravvivenza dignitosa dei tossicodipendenti. L'obiettivo primario non era più l'abbandono della droga. L'idea era che le persone con una tossicodipendenza dovessero essere accompagnate dal profilo medico, sociale e umano anche durante il consumo di stupefacenti.
Nel 1986 Contact aprì quindi una caffetteria con sala ricreativa nella Münstergasse, nel pieno centro storico di Berna. Lì il consumo di sostanze illegali veniva tollerato sotto supervisione di operatori sociali, inizialmente muovendosi in quella che era una zona grigia dal punto di vista giuridico.

«Quello che nacque allora a Berna non era un modello teorico, bensì una risposta pragmatica a una grande sofferenza umana e sociale», rileva Mirjam Rotzler, direttrice di Contact.

Fortemente controversa
Questa nuova forma di aiuto alla sopravvivenza, basata sulla riduzione del danno anziché sulla repressione, fece scalpore a livello nazionale e internazionale. I media di tutto il mondo parlarono della "fixerstübli" (letteralmente "stanza del buco") bernese. Vi furono critiche forti e accese: si sosteneva che questo approccio semplificasse e banalizzasse il consumo di droga. La comprensione o persino la compassione per i tossicodipendenti e le loro problematiche erano a quei tempi merce rara in ampi settori della politica e della società. Le controversie legali attorno alla "Fixerstübli" non si fecero attendere a lungo.

In seguito a una denuncia penale nei confronti dei dipendenti di Contact, il procuratore generale del Canton Berna confermò inizialmente la tolleranza del consumo assistito a determinate condizioni. Nel 1989, infine, una perizia giuridica del professore bernese di diritto penale Hans Schultz, pubblicata dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), giunse alla conclusione che i locali per il consumo di droga erano legalmente ammissibili. Questo aprì la strada a offerte analoghe.

Un esempio da seguire
Il modello bernese fu infatti seguito da Basilea nel 1989 e da Zurigo nel 1994. Non nacquero solo locali in cui drogarsi in sicurezza, ma anche una distribuzione di eroina da parte dello Stato e diffusione di metadone, l'accompagnamento a domicilio e l'aiuto a prostitute tossicodipendenti. Oggi l'approccio della riduzione del danno fa parte del principio dei quattro pilastri della politica svizzera in materia di droga, insieme a prevenzione, terapia e repressione. Secondo Contact, i servizi di supporto a bassa soglia garantiscono una situazione di vita migliore e più stabile per le persone affette da dipendenza. Riducono inoltre i rischi per la salute e contribuiscono in modo significativo a dare sollievo allo spazio pubblico. L'offerta di nicchia bernese nata in una zona grigia dal punto di vista legale si è da tempo trasformata in un approccio riconosciuto a livello nazionale e con un raggio d'azione internazionale. Oggi strutture di questo tipo esistono in diverse città svizzere. Uno degli esempi più recenti è il locale per il consumo di droga di Coira, istituito lo scorso marzo.

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