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L'allarme: i ragazzini sono (già) dipendenti dall'IA. Tutti i rischi che corrono

Giovani e giovanissimi interagiscono regolarmente con i chatbot, ponendo anche domande di carattere personale ed esponendosi a rischi. E si apre il dibattito sui limiti d'età.
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Fonte Tages-Anzeiger
L'allarme: i ragazzini sono (già) dipendenti dall'IA. Tutti i rischi che corrono
Giovani e giovanissimi interagiscono regolarmente con i chatbot, ponendo anche domande di carattere personale ed esponendosi a rischi. E si apre il dibattito sui limiti d'età.

BERNA - Meglio che parlare con gli amici: sempre più giovani si rivolgono ai chatbot per affrontare difficoltà emotive e relazionali. Ma i rischi non mancano: dalle conversazioni inappropriate alla possibile dipendenza. Si riapre così il dibattito su limiti di età e regolamentazione.

I ragazzini arrivano a scrivere a ChatGpt ponendo domande private, non più solo sui compiti di scuola: c'è chi chiede come risolvere il litigio con l'amica, chi cosa fare per piacere di più al fidanzato o chiede aiuto perché si sente depresso.

Secondo i dati di Pro Juventute, in Svizzera un adolescente su dieci si rivolge a un sistema di IA quando ha delle preoccupazioni. Negli Stati Uniti, la quota sale a un terzo dei teenager, che utilizzano regolarmente i cosiddetti ”AI companions”.

Molti di loro ritengono queste conversazioni altrettanto, se non più, soddisfacenti rispetto a quelle con amici reali.

Lo usano anche i più giovani
La diffusione è evidente anche tra i più piccoli. Durante una visita in una scuola di Zurigo, un terzo degli alunni di dieci anni ha dichiarato di utilizzare chatbot o app di IA. «Quando mi annoio, chiedo a ChatGPT che gioco potrei fare», ha raccontato uno studente al Tages-Anzeiger, che ha raccolto le spiegazioni di Marco Grzybeck, responsabile vendite della società di cybersicurezza Fortinet, il quale ha osservato il fenomeno durante i workshop tenuti alle Giornate dell’informatica di Zurigo.

«L’IA sta entrando molto rapidamente nelle camerette dei bambini, soprattutto tra chi possiede uno smartphone già in giovane età», spiega. Spesso, però, i ragazzi non sanno nemmeno cosa sia un chatbot: un programma che genera risposte sulla base di probabilità e contesto.

Tra attrazione e rischio
Secondo Grzybeck, i chatbot risultano particolarmente attrattivi perché inducono i giovani a condividere informazioni molto personali, spesso più di quanto farebbero con un motore di ricerca. «I chatbot tendono a mostrarsi un po’ sottomessi, e questo può rapidamente trascinare i giovani in una spirale», avverte.

I rischi sono emersi con forza negli Stati Uniti, dove nel 2024 una madre ha accusato Google e la startup Character.AI di aver contribuito al suicidio del figlio attraverso le interazioni con chatbot. Il caso si è concluso nel gennaio 2026 con un accordo extragiudiziale, ma ha aperto la strada a numerose cause contro aziende di IA, tra cui OpenAI, con accuse che vanno dall’istigazione al suicidio all’omicidio colposo.

Il dibattito in Svizzera
In Svizzera il confronto resta più prudente. Pro Juventute riconosce che l’IA può amplificare dipendenze digitali, ma sottolinea anche gli aspetti positivi. «È utile che i giovani possano mettere per iscritto le proprie preoccupazioni», ha dichiarato la direttrice Nicole Platel. I chatbot possono facilitare l’avvio di conversazioni difficili, anche se molti ragazzi continuano a rivolgersi in parallelo a genitori e amici.

Strumenti di IA vengono utilizzati anche per preparare dialoghi delicati, ad esempio con insegnanti o familiari. Tuttavia, secondo Platel, le aziende devono evitare di intrappolare gli utenti in un «ciclo senza fine» e indirizzarli verso persone reali o professionisti: «È importante che i giovani vengano indirizzati dall’IA verso persone reali o professionisti».

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