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BERNA
04.11.2020 - 18:390

Triage se la terapia intensiva è piena

Aggiornate le direttive. Nessuna differenza tra covid positivi e non.

BERNA - Confrontata a una carenza di posti letto nelle unità di terapia intensiva, l'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) e la Società svizzera di medicina interna (SSMI) hanno aggiornato le loro linee guida concernenti i criteri per il triage (ricovero e permanenza dei malati) in caso di scarsità di risorse. Non ci sono differenze tra le persone affette da covid-19 e le altre.

Uno dei cambiamenti significativi introdotti dopo la prima ondata di coronavirus è la creazione da parte della Confederazione del Servizio sanitario coordinato (SSC), che sincronizza la distribuzione dei pazienti tra i 150 ospedali di punta esistenti in Svizzera. L'ASSM suggerisce che sia questa antenna a decidere quando le unità di cure intense devono introdurre il triage dei pazienti, secondo i criteri appena aggiornati. Ciò garantirebbe che tutte le risorse siano effettivamente esaurite prima che un ospedale si trovi costretto a procedere con la selezione dei malati.

L'età non è un criterio - Come in precedenza, l'età in sé e per sé non è un criterio decisionale applicabile, in quanto attribuisce agli anziani un valore inferiore rispetto ai giovani e vìola in tal modo il principio costituzionale del divieto di discriminazione. La demenza o un handicap non dovrebbero neppure loro influenzare la selezione. Questi fattori forniscono tuttavia un'indicazione delle condizioni generali di un paziente, indica l'Accademia.

"Fragilità" - Per valutare meglio questo aspetto, l'ASSM include ora il termine «fragilità». Per valutarlo, fa riferimento a una scala di valutazione da 1 a 9 che va da «molto in forma» a «malato terminale» con un'aspettativa di vita inferiore a sei mesi.

Se pazienti che necessitano di terapia intensiva devono essere rifiutati a causa di un sovraccarico totale di capacità in terapia intensiva, la prognosi a breve termine è il fattore decisivo per il triage, sottolinea l'ASSM. Vengono insomma accettati in via prioritaria coloro che, se trattati in terapia intensiva, hanno buone probabilità di recupero, ma la cui prognosi sarebbe sfavorevole se non ricevessero il trattamento in questione. In altri termini, la precedenza viene data a chi può trarre il massimo beneficio dal ricovero in terapia intensiva.

Inoltre, a seguito delle reazioni di diverse organizzazioni professionali, l'elenco dei criteri di triage è stato integrato con punti riguardanti il ricovero in un reparto di terapia intensiva. Tra questi figura, ad esempio, la volontà del paziente. Le risorse già razionate non dovrebbero essere utilizzate per chi non desidera tali trattamenti.

Ridurre i decessi - L'obiettivo è ridurre al minimo i casi di decesso. Ciò implica anche la protezione del personale sanitario, non solo dai contagi, ma anche da un esaurimento psicofisico. Una forte carenza di personale comporterebbe infatti un numero ancora maggiore di morti.

L'ASSM e la SSMI avevano già aggiornato in marzo le loro direttive sul triage dei pazienti, che risalivano al 2013. Gli ospedali non hanno però dovuto farvi ricorso durante la prima ondata di coronavirus.

La seconda ondata ha poi richiesto un aggiornamento ulteriore delle linee guida. Il principio secondo cui in tutta la Svizzera devono essere applicati criteri uniformi per il ricovero e la permanenza dei pazienti in terapia intensiva rimane in ogni caso valido.

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