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Anja Glover, 27 anni.
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15.08.2020 - 10:260
Aggiornamento : 14:00

Il podcast che ha acceso il dibattito razziale in Svizzera

La vicenda di Anja Glover, diventata una figura di riferimento grazie al suo "Einfach Leben"

Fonte Miriam Lenz e Tania Buri / ATS
elaborata da Simone Re
Giornalista

BERNA - Anja Glover, 27enne ghanese-svizzera, si è recentemente trovata al centro del dibattito sul razzismo nella Svizzera tedesca. Le è bastato sollevare l'argomento in alcuni podcast trasmessi durante il lockdown, dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, per diventare una figura di riferimento sul tema.

La pandemia ha scombussolato la vita della giovane donna, come quella di milioni di persone: la sua agenzia di comunicazione ha perso molti mandati, le sue lezioni di yoga sono state rimandate e il festival del cioccolato da lei lanciato è stato semplicemente cancellato.

Vista la situazione, ha deciso di lanciare un podcast, intitolandolo "Einfach Leben" (semplicemente vivere). «Avevo bisogno di parlare della mia situazione», afferma la ragazza, che abita a Losanna dopo aver trascorso l'infanzia a Willisau, nel canton Lucerna. Fin dal primo episodio, ha esplorato modi di vivere più semplicemente, in ogni senso della parola. E il riscontro è stato positivo.

La scintilla - Ma la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio, cambia le carte in tavola. Anja Glover viene travolta, come il resto del mondo, da un'ondata di indignazione che risveglia il suo attivismo. Da quel momento decide di usare il suo podcast per parlare di razzismo.

Ex studente di sociologia, scrive e parla in lungo e in largo del tema, tanto più che essendo figlia di una svizzera e di un ghanese, è direttamente interessata dall'argomento. In un articolo pubblicato nella versione in lingua tedesca della rivista "Friday", descrive la sua vita di afroeuropea in Svizzera, con i pregiudizi e i problemi che affronta regolarmente.

Il suo lavoro viene ulteriormente valorizzato dal fatto che due podcaster di lingua tedesca, Kafi Freitag e Sara Satir, le permettono di esprimersi sulla loro piattaforma, "Kafi am Freitag". Il numero di abbonati al loro conto Instagram, gestito da Anja Glover, aumenta considerevolmente: «Il 90% dei riscontri è stato molto, molto positivo», afferma.

«Un problema di organizzazione, non di idee» - E così diventa una specialista del tema, spinta dal tumulto generale, tanto da essere molto richiesta dai media, che si chiedono se la Svizzera sia razzista come gli Stati Uniti. La giovane donna ripete più volte che il razzismo non è una questione di opinioni, ma un problema di organizzazione della società.

«Il razzismo in Svizzera non è così diverso da quello degli Stati Uniti. Non appare dagli atteggiamenti personali degli individui, ma dall'organizzazione della società stessa», insiste Anja Glover.

Quando si rifiuta di partecipare a un dibattito sul tema con il consigliere nazionale dell'UDC Roger Köppel alla radio svizzerotedesca SRF, le reazioni sono brutali: la ragazza viene minacciata e riceve diverse lettere incendiarie.

Nessuno voleva peraltro discutere la questione con il politico zurighese. La trasmissione è stata semplicemente cancellata. Anja Glover spiega sul suo account Instagram che preferisce «parlare di quello che possiamo fare per combattere il razzismo» piuttosto che affrontare un'altra persona in un dibattito molto polarizzato.

Tra l'altro, poco tempo prima, il dibattito sul razzismo proposto dal programma di punta di SRF "Arena" sfugge di mano. La scelta degli ospiti e delle parole viene chiaramente messa in discussione e l'ombudsman del servizio pubblico riceve oltre 200 denunce. Una settimana più tardi, Arena fa mea culpa riprogrammando un dibattito sullo stesso argomento, questa volta invitando solo persone di origine africana.

A posteriori Anja Glover ritiene che «la cosa più preoccupante sia stato l'interesse dei media per i commenti pieni di odio» da lei ricevuti, con il rischio di «aumentare la polarizzazione del dibattito, ma anche di legittimare e banalizzare il razzismo come opinione». «Ciò non è rappresentativo della maggior parte delle reazioni del pubblico», afferma.

Un'area protetta - Lontano dalle polemiche, Anja Glover vede il podcast come un'area protetta e una piattaforma ideale per la libertà di parola. «Ho ottenuto un impatto mai avuto con i miei testi», afferma. «Non c'è bisogno di uno studio per produrre un podcast e si può essere presenti su una piattaforma rapidamente. Quindi, se la gente ti cerca, ti troverà».

Anja Glover esita a lanciare il suo podcast anche in francese. Afferma che la discussione sul razzismo non è allo stesso punto nella Svizzera romanda e in quella tedesca: «Forse c'è ancora un po' di lavoro da fare nella Svizzera tedesca».

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Commenti
 
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Tato50 1 anno fa su tio
Ma se ti rifiuti di confrontarti in un dibattito con un "bianco" la razzista sei tu -;((((
Evry 1 anno fa su tio
esibizionismo e nient altro, vergogna!
VECCHIOTTO 1 anno fa su tio
Continuiamo ad essere buonisti con tutto e tutti. Fra qualche decennio sentirete parlare di una commissione governativa a protezione dei nativi.
Lucadue 1 anno fa su tio
Va di moda il mettere in discussione il razzismo. Secondo i propinatori dell' argomento non dovrebbero esistere differenze fra gli umani, il che é un'assurdità. Dovremmo tutti noi offrire una simpatia prioritaria a chi non ci assomiglia? È un'assurdità! Il razzismo, la xenofobia, la prostituzione, la malvagità, il buonismo ecc. ecc. sono cose inestirpabili. Rendiamocene conto, esistono, e bene o male dobbiamo accettarle o sopportarle.
spank77 1 anno fa su tio
In Svizzera si osserva molta più xenofobia piuttosto che razzismo.
miba 1 anno fa su tio
Ma basta con queste (inutili) storie e visibilità a chi si nasconde dietro ad una tastiera piuttosto che disposto/a ad affrontare una discussione aperta con chi non la pensa esattamente come lei! E spesso è così anche per l'antisemitismo, l'omofobia, ecc ecc. Arrivare poi a fare dei paragoni tra il razzismo negli Stati Uniti e la Svizzera è la dimostrazione lampante che non conosce né la realtà degli USA né tanto meno la realtà nel paese in cui vive e quindi sarebbe quasi ora che lo facesse.........
curzio 1 anno fa su tio
@miba Nasconde dietro la tastiera? C'è pubblicato il nome, il cognome, l'età e mostra la faccia. Non mi sembra si nasconda. Visto che ti danno fastidio quelli che si nascondono dietro alla tastiera, mi puoi dire come ti chiami e indicare il link dove posso trovare una foto di te? Giusto per vedere che faccia hai...
miba 1 anno fa su tio
@curzio Dopo la figuraccia del post di ieri (numero decessi a New York) vedo che per il sottoscritto nutri una simpatia particolare: l'importante è commentare, sia una cavolata o meno. Scusa caro Curzio, te lo dico francamente e senza offesa, ma con tutte le cavolate che scrivi, condite da rabbia, ed imitando oltretutto spesso l'eco di quanto postano altri blogger dimostri chiaramente a tutti di essere veramente a "curzio" di argomenti :):):)
curzio 1 anno fa su tio
@miba Vedo che non ti sei ancora ripreso dalla figuraccia che hai fatto con la storia dell'Ansa...
ziopecora 1 anno fa su tio
il fatto di partecipare ad un dibattito solo con chi vuole sei e specialmente di evitare il dibattito con chi sarebbe in grado di metterla in difficoltà la dice lunga sul personaggio. Siamo una nazione con più del 50% di stranieri, fra quelli che lo mostrano sul passaporto e quelli a cui lo abbiamo regalato. Manteniamo un sacco di rifugiati, la maggiorparte dei quali fugge la povertà e non un rischio. Tutti trattati molto meglio di tanti nostri connazionali che la povertà la vivono quotidianamente. Tutti con secchiate di diritti e pochi doveri. Ora ci si rompono pure i maroni accusandoci di razzismo. Ma questi professionisti del lamento non possono andarsene nei mille e mille paesi dove potrebbero stare molto meglio che da noi?
centauro 1 anno fa su tio
@ziopecora Commento esemplare.
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