Bombe e fucili: il Mondiale della paura per Messi&CO

Messi preso di mira durante la Coppa del Mondo
Minacce e controlli serrati nel Mondiale nordamericano.
Messi preso di mira durante la Coppa del Mondo
Minacce e controlli serrati nel Mondiale nordamericano.
NEW YORK - Durante l’ultimo Mondiale le forze dell’ordine nordamericane, quelle statunitensi, quelle canadesi e quelle messicane, coordinate dall’IPCC (Centro per la Cooperazione Polizia Internazionale) hanno dovuto lavorare parecchio per garantire la sicurezza.
Come riportato da Marca, l’obiettivo “principale” di fanatici vari è stato Leo Messi, seguito con attenzione e la cui incolumità è stata garantita dal massiccio impiego di agenti FBI. Un report riferisce infatti che, tra le tante minacce rivolte a giocatori e alle loro famiglie, quelle che hanno riguardato il capitano dell’Argentina sono state le più numerose e credibili.
Una di queste riguarda una telefonata in cui una persona avrebbe dichiarato alle autorità di essere diretta allo stadio di Dallas (dov’era in programma la sfida tra Albiceleste e Giordania) insieme ad altri due individui, trasportando bombe artigianali e un fucile AR-15. Il “chiamante” avrebbe indicato come possibili bersagli agenti di polizia e giocatori di entrambe le squadre, citando però esplicitamente Messi.
Un’altra minaccia sarebbe invece collegata alla partita tra Argentina ed Egitto del 7 luglio. In un post pubblicato su X uno squilibrato ha sostenuto che stava per entrare nell’Atlanta Stadium con quattro bombe, dichiarando l’intenzione di uccidere Messi, facendolo saltare in aria.
Niente minacce ma comunque grande preoccupazione, invece, per Cristiano Ronaldo. L’FBI è stato allertato dalla FIFA perché, a Houston, un soggetto è stato visto interessarsi “un po’ troppo” dell’hotel che stava ospitando il Portogallo. Sospetto che è poi stato arrestato quando già era all’interno della struttura. A Toronto, invece, un individuo è stato intercettato mentre stava tentando di entrare nell'ascensore riservato al 41enne lusitano. “Era solo per un selfie”, si è giustificato prima di essere posto in stato di fermo.








