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La tragedia dietro il bomber dell’Iraq: «Mio padre fu ucciso, mio fratello non è mai tornato»

Aymen Hussein ha trasformato una vita segnata dal dolore in una storia di riscatto: dopo la perdita del padre e la scomparsa del fratello, oggi guida l’Iraq nel suo storico ritorno ai Mondiali dopo quarant’anni di assenza.
La tragedia dietro il bomber dell’Iraq: «Mio padre fu ucciso, mio fratello non è mai tornato»
AFP
L’attaccante Aymen Hussein si è confrontato presto con le avversità del destino.
La tragedia dietro il bomber dell’Iraq: «Mio padre fu ucciso, mio fratello non è mai tornato»
Aymen Hussein ha trasformato una vita segnata dal dolore in una storia di riscatto: dopo la perdita del padre e la scomparsa del fratello, oggi guida l’Iraq nel suo storico ritorno ai Mondiali dopo quarant’anni di assenza.
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BOSTON - La storia di Aymen Hussein va ben oltre il calcio. L'attaccante dell'Iraq, oggi trentenne, ha affrontato tragedie che avrebbero spezzato chiunque già in giovane età: prima la perdita del padre, ucciso quando lui aveva appena dodici anni, poi la scomparsa del fratello, rapito e mai più ritrovato.

Eppure Hussein non si è arreso. Al contrario, è diventato il simbolo della rinascita calcistica irachena, trascinando la nazionale verso una storica qualificazione ai Mondiali, tornati nel Paese dopo quarant'anni di assenza. Decisivo, in questo cammino, il gol segnato contro la Bolivia, che ha spalancato le porte della rassegna iridata.

Alla vigilia dell'esordio contro la Norvegia - in cui tra l'altro ha segnato il gol del momentaneo pareggio dei suoi - l'attaccante ha ripercorso alcuni dei momenti più dolorosi della sua vita in un'intervista concessa ad Al Jazeera. «Mio padre era uscito per acquistare materiali per la casa che stavamo costruendo. Poi arrivò una telefonata: ci dissero che era stato ucciso e che il suo corpo si trovava in ospedale», ha raccontato. «All'inizio non riuscivamo a crederci. Quando lo abbiamo visto, è stato devastante per tutta la famiglia».

Come se non bastasse, qualche anno più tardi arrivò un'altra tragedia. «Mio fratello è stato rapito e da allora non abbiamo più avuto sue notizie», ha spiegato Hussein. Un colpo durissimo, che lo spinse perfino a pensare di abbandonare il calcio per aiutare economicamente la famiglia. A fermarlo fu sua madre, che lo convinse a inseguire il suo sogno.

Oggi quel sogno lo porta sul palcoscenico più prestigioso del calcio mondiale. Nonostante le difficoltà incontrate anche nelle ultime settimane, tra lunghi controlli alle frontiere prima dell'ingresso negli Stati Uniti, Hussein è pronto a guidare l'Iraq nel gruppo che comprende anche Francia e Senegal.

Le aspettative sono altissime. «Le sue prestazioni parlano da sole», ha dichiarato il portiere Jalal Hassan. E in effetti è così: dopo una vita segnata dal dolore, Aymen Hussein è diventato il volto della speranza di un'intera nazione.

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