Il ricordo commosso di Andrea Manzo: «Un leader silenzioso che rendeva tutto più semplice»

L'ex allenatore del Lugano e del Chiasso giocò insieme a Baresi fra il 1983 e il 1987: «Sono molto toccato da questa notizia»
L'ex allenatore del Lugano e del Chiasso giocò insieme a Baresi fra il 1983 e il 1987: «Sono molto toccato da questa notizia»
MILANO - Compagno di viaggio, amico e punto di riferimento dentro e fuori dal campo, l'ex allenatore di Lugano e Chiasso Andrea Manzo ha condiviso con Franco Baresi non solo partite e allenamenti, ma anche momenti di vita e battaglie sportive che hanno segnato un'epoca. Un legame costruito giorno dopo giorno, tra lo spogliatoio e il campo, fatto di rispetto, fiducia e ricordi che oggi assumono un valore ancora più profondo. I due hanno giocato insieme fra il 1983 e il 1987.
«Un ragazzo eccezionale, sempre disponibile con tutti e molto attento alle dinamiche dello spogliatoio - ci ha detto Andrea Manzo - Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto. Sono molto toccato da questa notizia: sapevo che non stesse bene, ma non mi sarei mai aspettato la sua scomparsa così presto. È stato semplicemente il Capitano, sotto ogni punto di vista. Tutte le parole più belle vanno attribuite a lui, perché era davvero una persona speciale. A volte era un po' taciturno, ma nel suo silenzio riusciva sempre a esprimere ciò che voleva. Era un buono».
Con Baresi, Andrea Manzo ha condiviso anche la camera di un ospedale... «Abbiamo trascorso anche alcuni giorni insieme in ospedale, condividendo la stessa stanza. Lui si fratturò la clavicola, io avevo problemi a un ginocchio. Sono stati giorni speciali, che ricordo con grande affetto. Si chiacchierava un po' di tutto e anche in quell'occasione capii quando fosse speciale».
In campo era semplicemente un Maestro. Un Maestro di cui fidarsi ciecamente... «Lo ricorderò sempre in un derby. Sbagliai i tempi di un colpo di testa e Altobelli ebbe la palla sui piedi per segnare. Fu allora che intervenne lui in scivolata, rimettendo tutto a posto. In campo, con lui, potevi stare più tranquillo: sembrava tutto più semplice. Avevi qualcuno che ti guidava e, quando sbagliavi, spesso ci metteva una pezza. A volte mi chiedevo perché facesse certe scelte, ma poi ne vedevo l'efficacia e trovavo da solo la risposta».
Il loro percorso comune iniziò nell'estate del 1983, quando Manzo arrivò a Milano dalla Sampdoria, per concludersi al termine dell'annata 1986-1987, con il trasferimento del centrocampista all'Udinese proprio alla vigilia del ciclo vincente di Arrigo Sacchi.
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