«Hai vinto l'immortalità»

Pietro Paolo Virdis saluta il suo storico capitano con un ricordo struggente: «Per me hai vinto davvero. Il numero 6 vivrà per sempre»
MILANO - Compagno di mille battaglie, fianco a fianco per cinque stagioni, dal 1984 al 1989. Insieme hanno scritto una pagina indelebile della storia del Milan, conquistando uno Scudetto, una Supercoppa italiana e soprattutto una Coppa dei Campioni. Da una parte il bomber decisivo, autore della storica doppietta al Napoli nel 1988 che spalancò ai rossoneri la strada verso il titolo. Dall'altra il capitano, il leader silenzioso della difesa, il simbolo di un'epoca. Pietro Paolo Virdis ha voluto salutare Franco Baresi con un messaggio pubblicato su Instagram, un omaggio intenso e commovente dedicato a quello che, per lui e per milioni di tifosi, resterà per sempre "Il Capitano".
«Quando i tifosi vengono a mangiare nel mio locale», scrive Virdis, «la domanda più frequente è sempre la stessa: "Chi è il giocatore più forte con cui hai giocato, o contro cui hai giocato?". E la mia risposta non cambia mai: Franco Baresi. Perché nessuno è mai stato sopra di te. Hai guidato un reparto con poche parole, ma con una classe e un carisma immensi. Sei tra quelle rarissime persone il cui ruolo basta a identificarle: l'Avvocato, il Presidente... il Capitano. Il mio. Il nostro».
L'ex attaccante ripercorre poi il valore umano dell'ex numero 6 rossonero, ricordando ciò che rappresentava dentro e fuori dallo spogliatoio. «Ci sono persone che segnano uno spartiacque tra ciò che era e ciò che sarà. Tu sei stato questo. Hai incarnato il calcio più autentico: la passione, i valori, il senso di appartenenza. Per te la maglia era una seconda pelle, non un indumento da cambiare in base agli zeri di un contratto. Sei stato un esempio per noi compagni e una scuola per tutti i giovani che arrivavano».
Infine il passaggio più toccante, quello del ricordo personale. «Ci eravamo sentiti per il mio compleanno. Aspettavamo solo che stessi un po' meglio per rivederci a cena. Anche quando la partita si era fatta durissima, non hai mai smesso di credere di poterla vincere, magari ai supplementari o ai rigori. E per me, in fondo, l'hai vinta davvero. Non questa battaglia contro un avversario troppo forte e subdolo, ma quella dell'immortalità. Che appartiene solo ai più grandi. Ai numeri uno. Anzi, al numero 6 per sempre. Ciao, mio Capitano».



