Mondiale privatizzato, è rivolta contro la FIFA e Infantino

UEFA e altre confederazioni si oppongono al piano, mentre i milioni offerti alle federazioni accendono il dibattito sul futuro del calcio globale.
WASHINGTON - Se il progetto Superlega è stato un brutto temporale, il piano della FIFA di creare una società per gestire le proprie attività commerciali, aperta a investitori privati, si profila come un vero uragano per il calcio mondiale.
Dopo le rivelazioni di Financial Times e Times, la federazione internazionale è stata costretta a uscire allo scoperto, scatenando una reazione immediata. Non solo nel mondo del calcio, con la UEFA e altre confederazioni schierate contro, ma anche sul piano politico, viste le prese di posizione dell'Unione europea e del premier britannico, Andy Burnham.
Se nel 2021 fu il «no» del governo londinese a fermare la Superlega, questa volta servirà ben altro per bloccare un progetto da miliardi di dollari, che sembra avere anche l'appoggio della famiglia Trump, con il previsto coinvolgimento del fratello del genero del presidente USA, stretto alleato del numero uno della FIFA, Gianni Infantino.
Il piano dovrà essere approvato dal Consiglio FIFA, composto da 38 membri, e dalla maggioranza delle 211 federazioni affiliate, nel prossimo marzo. Nello stesso periodo è prevista anche l'elezione del presidente della federazione, con Infantino al momento unico candidato.
Nel frattempo, alle federazioni nazionali è già stata inviata una lettera: sul tavolo, 40 milioni di dollari ciascuna per sostenere il progetto, a condizione di aderire entro il 19 settembre. Un incentivo significativo per gran parte delle oltre 200 federazioni coinvolte.
«Un fatto che dice tutto su questo piano», ha commentato la UEFA, impegnata in incontri e contatti con altri attori del sistema calcistico. L'organismo ha inoltre sottolineato che «esiste una forte e crescente opposizione al piano della FIFA, che non può continuare a usare il nostro sport per arricchire se stessa e i suoi amici».
Toni duri, già espressi dall'organizzazione guidata da Aleksander Ceferin. Per ora, però, si tratta soprattutto di dichiarazioni. Resta da capire se e come potrà concretizzarsi una reazione capace di fermare l'iniziativa, mentre Infantino può contare su leve economiche e d'immagine, rafforzate dal successo degli ultimi Mondiali.
Non è la prima volta che un progetto simile emerge: nel 2019 un comitato di stakeholder della FIFA respinse un piano, sempre sostenuto da Infantino, per un investimento privato da 25 miliardi di dollari in una Coppa del Mondo per club. Tra i finanziatori figuravano SoftBank e il fondo sovrano saudita PIF.
L'anno scorso la FIFA ha già ampliato il torneo per club a 32 squadre, con una prima edizione negli Stati Uniti, banco di prova per i Mondiali a 48 nazionali di quest'anno. All'orizzonte c'è persino l'ipotesi di arrivare a 64 squadre nel 2030. Più partecipanti significano più federazioni coinvolte, ma anche maggiori ricavi. Il timore diffuso è che la nuova società, la FIFA Forward Enterprise (FFE), diventi non solo uno strumento di gestione dei proventi, ma anche un motore per spingere competizioni sempre più grandi e fitte, a scapito dei tornei continentali.
Oltre alla UEFA, anche la CONCACAF e l'AFC hanno espresso dubbi e preoccupazioni. L'Europa resta però il fulcro della contestazione, con il progetto definito «un vero e proprio attacco al calcio» da un esponente della federazione tedesca e membro UEFA. Anche Gabriele Gravina, vicepresidente UEFA, ha criticato apertamente l'iniziativa.
La FIFA ha confermato la presenza, tra i potenziali investitori, della società Thrive, guidata da Jared Kushner, fratello del genero di Trump. L'organizzazione ha però precisato che «i privati ne deterranno solo una quota di minoranza» e che «la federazione manterrà il pieno controllo e l'autorità esclusiva su calcio, competizioni, calendario e decisioni regolamentari e sportive». Parole rassicuranti, anche se resistere all'attrazione di ingenti capitali potrebbe rivelarsi complesso.



