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TOUR DE FRANCE

Schmid vale oro: il Tour lo consacra e ora spunta un'offerta da sei milioni

Il 26enne svizzero continua a incantare al Tour de France con un altro podio. Intanto la Q36.5 prepara un'offerta faraonica per strapparlo alla Jayco AlUla.
Schmid vale oro: il Tour lo consacra e ora spunta un'offerta da sei milioni
David Pintens/Belga/dpa
Schmid vale oro: il Tour lo consacra e ora spunta un'offerta da sei milioni
Il 26enne svizzero continua a incantare al Tour de France con un altro podio. Intanto la Q36.5 prepara un'offerta faraonica per strapparlo alla Jayco AlUla.
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PARIGI - Mauro Schmid continua a stupire. Tappa dopo tappa, lo zurighese si sta ritagliando un ruolo da assoluto protagonista al Tour de France. Nella frazione ieri della Grande Boucle - la Voiron - Orcières-Merlette - il 26enne ha centrato il terzo podio dell'edizione 2026, chiudendo al secondo posto dopo un'altra giornata trascorsa all'attacco.

Sui 185 chilometri della prima grande tappa alpina, con 3'900 metri di dislivello, Schmid è stato tra i più brillanti della fuga di giornata. Soltanto sull'ascesa finale verso Orcières-Merlette ha dovuto alzare bandiera bianca di fronte a Richard Carapaz. L'ecuadoriano ha lanciato l'affondo decisivo a quattro chilometri dal traguardo, involandosi verso il successo, mentre lo svizzero ha regolato senza difficoltà Matteo Jorgenson nella volata per il secondo posto.

Per Schmid è un piazzamento che vale quasi quanto una vittoria. «Essere staccato da Carapaz su una salita del genere non è certo una vergogna», ha commentato con lucidità al termine della tappa.

La continuità mostrata dal corridore della Jayco AlUla è impressionante. Il giorno precedente aveva già conquistato il secondo posto nella diciassettesima tappa, battuto allo sprint dal belga Jasper Philipsen. Ancora prima aveva firmato il capolavoro di Belfort, imponendosi nella tredicesima frazione e riportando un corridore svizzero al successo al Tour de France dopo quasi sei anni di attesa.

Eppure il suo percorso non è stato affatto semplice. Prima di affermarsi nel ciclismo professionistico, Schmid ha lavorato come meccanico nell'officina dei genitori a Bachenbülach. Otto ore di lavoro ogni giorno, poi allenamenti fino a sera. «Lavoravo e poi mi allenavo», ha raccontato in un'intervista a Blick. I fine settimana li trascorreva spesso in Belgio per correre, salvo tornare puntualmente in officina il lunedì mattina alle sette.

Vacanze? Quasi inesistenti. Ogni giorno libero era dedicato a inseguire il sogno di diventare professionista. «Ho attraversato momenti difficili - ha ricordato - ma era ciò che volevo davvero».

Oggi quei sacrifici sono stati ampiamente ripagati. Con sette vittorie conquistate nelle ultime due stagioni e il sedicesimo posto nel ranking mondiale UCI, Schmid è ormai uno dei corridori più ambiti del gruppo.

Il suo contratto con la Jayco AlUla scadrà al termine della stagione e il mercato si è inevitabilmente acceso. Secondo diverse indiscrezioni, la squadra svizzera Pinarello-Q36.5, sostenuta dal miliardario Ivan Glasenberg, avrebbe messo sul tavolo un'offerta triennale da sei milioni di euro, pari a due milioni a stagione.

Interpellato sull'argomento, Schmid ha preferito non sbilanciarsi. «Non posso commentare», ha sorriso. Sulla cifra trapelata, però, ha ammesso di essere rimasto «un po' sorpreso». Considerando quanto sta facendo vedere sulle strade del Tour, in pochi direbbero che non se la sia meritata.

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