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SERBIA

Vucic ha graziato criminali, corrotti e ultras

Le opposizioni attaccano l'ex presidente per aver mascherato da gesto bipartisan il colpo di spugna
Vucic ha graziato criminali, corrotti e ultras
IMAGO / ZUMA Press
Fonte Ats Ans
Vucic ha graziato criminali, corrotti e ultras
Le opposizioni attaccano l'ex presidente per aver mascherato da gesto bipartisan il colpo di spugna

BELGRADO - Bufera in Serbia dopo che il tribunale di Novi Sad e quello di Belgrado hanno rivelato le identità di 49 persone alle quali l'ex presidente Aleksandar Vucic a fine settembre ha concesso la grazia, che include criminali comuni e alcuni violenti legati alle tifoserie calcistiche. Nel novero c'è anche il nome di una potente funzionaria dello Stato.

L'atto di clemenza, emesso il 27 settembre dall'allora presidente serbo subito prima di dimettersi e in vista delle elezioni, era stato annunciato come un gesto «simmetrico» di «misericordia» e di pacificazione del Paese. Riguardava in totale 49 persone, inclusi 12 attivisti e studenti delle proteste anti-governative (il cosiddetto "Gruppo di Novi Sad") e 11 persone legate alla fazione pro-governativa.

La cosa fu subito accolta in modo critico dalle opposizioni come una mossa per ripulire la fedina penale di quelli che venivano definiti sostenitori violenti del 'regime' e provocatori, mascherandola dietro un finto gesto bipartisan. Del totale, 18 erano sotto la giurisdizione del tribunale (alta corte) di Novi Sad.

Con la desecretazione delle liste di Novi Sad di queste ore, è emerso che tra i graziati figurano non solo individui accusati di reati violenti, con hooligan calcistici condannati per lesioni, ma anche persone con sospetti legami con la criminalità organizzata, altre condannate per tentato omicidio aggravato o riciclaggio di denaro.

Parallelamente, l'Alta Corte di Belgrado ha reso nota la propria lista di cinque graziati, all'interno della quale figura il nome più eccellente: l'ex segretaria di Stato del ministero dell'Interno Dijana Hrkalović, che è stata a processo dinanzi al Dipartimento speciale per la criminalità organizzata per traffico di influenze illecite: accusa legata alla presunta ostruzione di indagini su clan della criminalità organizzata. Dopo la condanna a 15 mesi in primo grado, la sentenza era stata successivamente annullata in appello con rinvio a nuovo giudizio; il decreto presidenziale di abolizione ha ora estinto definitivamente il processo a suo carico.

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