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Nuovo scandalo su Farage, trema il partito trumpiano britannico

L'inchiesta sotto copertura sui finanziamenti esteri scuote la leadership e la conferenza di Reform Uk, tra richieste di indagini e defezioni ai vertici.
Nuovo scandalo su Farage, trema il partito trumpiano britannico
Imago
Fonte Ats Ans
Nuovo scandalo su Farage, trema il partito trumpiano britannico
L'inchiesta sotto copertura sui finanziamenti esteri scuote la leadership e la conferenza di Reform Uk, tra richieste di indagini e defezioni ai vertici.

LONDRA - Uno scandalo, l'ennesimo, che dopo mesi di rampante ascesa minaccia di affossare le ambizioni di Nigel Farage e di Reform Uk, partito della destra anti-immigrazione britannica di chiara ispirazione trumpiana.

A scuotere la politica isolana è stavolta un'inchiesta-trappola confezionata dal collettivo giornalistico Verbatim, animato da attivisti impegnati nella denuncia dei cambiamenti climatici. Inchiesta svolta sotto copertura per cercare di dimostrare la disponibilità di Farage a intascare finanziamenti (Usa) dall'estero vietati dalle leggi d'oltre Manica. E mandata in onda da Channel 4 giusto in tempo per guastare la festa della giornata clou della conferenza annuale di Reform di Birmingham, primo appuntamento della stagione congressuale dei partiti nel Regno Unito.

I filmati, realizzati con telecamere nascoste, hanno messo in piazza una serie d'incontri in cui alcuni stretti collaboratori dell'ex tribuno della Brexit discutono disinvoltamente con un reporter, spacciatosi per figlio d'un businessman americano, dell'ipotesi d'una donazione da 500mila sterline e del finanziamento di tre sondaggi utili alla causa di Reform - poi effettivamente pagati come esca - per un costo di 32'500 sterline.

Iniziative illegali nel Paese, se il denaro non è donato da persone iscritte nei registri elettorali britannici o da società con sede nel Regno, in quanto equiparate a potenziali tentativi d'interferenza straniera nella democrazia nazionale; ma che - a quanto sembra emergere dai video - si sarebbe concordato di mascherare attribuendone l'origine al sedicente rampollo del miliardario (residente sull'isola). La deflagrazione della bufera è stata immediata, con richieste d'indagini ad hoc alla polizia e alla Commissione elettorale. E con un comunicato di Scotland Yard che nel giro di poche ore ha confermato di star raccogliendo segnalazioni di possibili illeciti da vari soggetti: inclusi il Labour del neopremier Andy Burnham e altre formazioni rivali di Reform.

Arringando la platea di fedelissimi all'assise di Birmingham, in un clima rovente segnato anche da un falso allarme sicurezza e dalle interruzioni di alcuni contestatori in sala, Farage ha da parte sua respinto accuse e sospetti, negando di aver «violato alcuna legge» o incassato «denaro losco». «Non ci faremo distrarre da queste campagne di aggressione», ha tuonato, dopo aver bollato l'inchiesta alla stregua di «una messinscena», di un'operazione di «killeraggio» ordita contro di lui e Reform Uk non da «veri giornalisti», bensì da «militanti» mascherati.

Una ricostruzione che non spiega tuttavia le immagini dei dialoghi compromettenti fra i sedicenti finanziatori americani e due suoi uomini ombra: James Orr, consigliere politico chiave, e il portavoce Dan Jukes, entrambi non a caso rimossi in apertura di un'affrettata «inchiesta interna». Né cancella l'apparente benedizione data dal leader in persona alla trattativa nel filmato di un incontro ridanciano registrato in segreto nel suo collegio elettorale di Clacton dinanzi a una tavolata a base di ostriche e cocktail.

Lo stesso Farage ha poi tentato di cambiare discorso dalla tribuna di quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un congresso di rilancio, riproponendosi a colpi di slogan nei panni di aspirante premier modello Trump e alzando i toni su un ipotetico programma di governo futuro a tinte forti: dal pugno duro sui migranti (ripreso in un memorandum d'intesa con la Francia dell'emergente leader lepenista Jordan Bardella, ospite d'onore a Birmingham), fino all'evocazione addirittura di uno «stato di emergenza» destinato a costringere il Parlamento a lavorare «notte e giorno» - in un Paese «a pezzi» - per attuare le misure ferree promesse in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche.

Target che peraltro sembra allontanarsi sempre più sull'onda di quest'ultima vicenda, in aggiunta ad altri scandali su presunte donazioni milionarie non dichiarate già oggetto di un'inchiesta parlamentare a Westminster. Il tutto in un contesto in cui Reform appare in netta frenata nei sondaggi delle ultimissime settimane. Sospinto nuovamente dietro il Labour post Starmer di Burnham, e testa a testa con la destra tradizionale Tory di Kemi Badenoch, dopo un anno e mezzo di primati nei consensi: suggellati solo 4 mesi fa dal trionfo nel voto amministrativo di maggio.

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