Indo-Pacifico, timori per la spinta Usa ad aumentare le spese militari

Secondo un analista, la richiesta di Washington potrebbe innescare una corsa agli armamenti e pesare su crescita e stabilità regionale
WASHINGTON - La richiesta avanzata dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ai Paesi asiatici di portare la spesa militare al 3,5% del Pil rischia di innescare una pericolosa corsa agli armamenti nell'Indo-Pacifico, con effetti potenzialmente destabilizzanti per la sicurezza e la crescita economica della regione.
È la tesi sostenuta da Thitinan Pongsudhirak, professore di Scienze politiche alla Chulalongkorn University di Bangkok, in un commento pubblicato dal Japan Times. Durante il recente Shangri-La Dialogue di Singapore, Hegseth avrebbe adottato toni definiti "muscolari", criticando l'approccio diplomatico dell'Asean e invocando un rafforzamento militare con "più navi e sottomarini".
Secondo l'analista, un aumento generalizzato delle spese per la difesa produrrebbe benefici limitati sul piano della deterrenza, poiché potrebbe essere seguito da un analogo rafforzamento da parte della Cina. Il risultato, sostiene, sarebbe piuttosto un aumento delle tensioni in un'area già segnata da dispute territoriali e rivalità storiche.
Pongsudhirak sottolinea inoltre i possibili costi economici della strategia proposta da Washington. Diversi Paesi del Sud-Est asiatico dovrebbero più che raddoppiare i propri bilanci militari, sottraendo risorse a settori come sanità, istruzione e welfare, in un contesto già segnato da protezionismo commerciale e rincari energetici.
Infine, l'accademico avverte che un indebolimento della coesione dell'Asean potrebbe favorire l'espansione dell'influenza strategica della Cina, ottenendo un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati dagli Stati Uniti. La proposta, conclude, appare più come una forma di pressione politica sugli alleati che come una strategia efficace di condivisione degli oneri della sicurezza regionale.



