Liberata la svizzera rapita in Niger un anno e mezzo fa

La 69enne Claudia Abbt era stata rapita un anno e mezzo fa in Niger. È arrivata a Bengasi insieme un'altra donna-ostaggio austriaca. La liberazione sarebbe avvenuta grazie all'intervento del generale Saddam Haftar.
TRIPOLI - Una cittadina svizzera di 69 anni, Claudia Abbt, rapita in Niger un anno e mezzo fa, è stata liberata insieme a una donna austriaca di 76 anni. Le due ex ostaggi sono giunte a Bengasi, nella Libia orientale. A darne notizia, nella notte, è stata l'emittente libica al-Masar.
Secondo quanto riferito dall'emittente sulla piattaforma X, il vicecomandante in capo, il tenente generale Saddam Khalifa Haftar, sarebbe intervenuto per favorire la liberazione delle due donne, rispondendo alle richieste delle rispettive famiglie.
In un video diffuso dalla stessa emittente, le due donne appaiono stanche, sedute sotto un ritratto del maresciallo Khalifa Haftar. Entrambe hanno parlato in francese per ringraziare coloro che hanno contribuito alla loro liberazione. «Mi chiamo Claudia Abbt. Sono di origine svizzera. Ho 69 anni. Sono stata presa in ostaggio un anno e sei mesi fa. Ora sono felice di essere libera e ringrazio il maresciallo Khalifa Haftar e suo figlio, il generale Saddam Haftar, per tutto ciò che hanno fatto per liberarmi», ha dichiarato la cittadina svizzera.
Anche l'altra donna, l'austriaca Eva Gretzmacher, 76 anni, ha espresso la propria gratitudine: «Ringrazio dal profondo del cuore il maresciallo Khalifa Haftar e suo figlio Saddam che ci hanno liberate». La donna ha precisato di aver trascorso un anno e nove mesi in ostaggio. La notizia di una possibile liberazione delle due donne era già circolata alcune settimane fa, senza tuttavia trovare conferme ufficiali.
La liberazione è stata annunciata in un contesto politico particolarmente complesso. Dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia è attraversata da profonde divisioni. Due governi si contendono il potere: quello guidato da Abdelhamid Dbeibah, riconosciuto dalle Nazioni Unite e con sede a Tripoli, e quello insediato nell'est del Paese, dove il maresciallo Khalifa Haftar e il suo clan esercitano un'influenza determinante.



