Papa Leone operato per un tumore maligno al polmone

Al Policlinico Gemelli asportato il lobo inferiore del polmone destro. Il Vaticano: «Nessuna complicanza». Il Pontefice è tornato nella sua stanza.
ROMA - Papa Leone è stato operato oggi, martedì 13 ottobre, al Policlinico Gemelli di Roma per un tumore maligno al polmone. L'esame istologico ha confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare, già sospettato dagli accertamenti precedenti. L'intervento, che ha comportato l'asportazione del lobo inferiore del polmone destro, si è concluso senza complicazioni. «L'intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza», ha comunicato il Vaticano.
A fornire i dettagli sono stati il medico personale del Papa, Luigi Carbone, e il professor Stefano Margaritora, responsabile dell'équipe chirurgica. «Per rendere l'intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita», hanno spiegato. Il Pontefice è rimasto in sala operatoria per circa tre ore, mentre l'operazione vera e propria è durata 90 minuti. Il tumore era stato individuato in uno stadio iniziale e risultava circoscritto. Secondo quanto comunicato dai medici, tutta la parte malata è stata rimossa.
Dopo l'intervento, il Papa si è risvegliato regolarmente dall'anestesia e, trascorso un breve periodo di osservazione, è stato accompagnato nella sua stanza al decimo piano del Gemelli. Le sue condizioni postoperatorie sono state giudicate positivamente. «Il Papa ha anche chiesto la cena», ha riferito ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni.
Il Pontefice, 71 anni, era arrivato in ospedale poco dopo le 13. La notizia del problema polmonare, annunciata dallo stesso Leone durante l'Angelus di domenica, aveva colto di sorpresa i fedeli. Il nodulo era stato individuato durante un controllo di routine effettuato dopo il viaggio in Francia. Il Papa aveva quindi deciso, seguendo le indicazioni dei medici, di sottoporsi rapidamente all'intervento. Resta ora in dubbio il viaggio in Sudamerica previsto per novembre, per il quale i preparativi erano già stati completati.
Durante la giornata, accanto al Pontefice sono rimasti i suoi segretari, don Edgar e don Marco, e le suore peruviane che si occupano di lui. Numerosi i messaggi di vicinanza e le preghiere giunti da tutto il mondo. «Speriamo che al più presto possa risolvere questo problema. Siamo fiduciosi», ha dichiarato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ammettendo di aver appreso la notizia con sorpresa. Anche dalla Striscia di Gaza è arrivato un messaggio di solidarietà: «Lo accompagniamo da qui con il nostro affetto e la nostra preghiera», ha fatto sapere padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia.



