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Attacco all'aeroporto di Riad: almeno 12 morti e oltre 300 feriti

La coalizione saudita accusa i ribelli Huthi. L'ONU condanna l'attacco, mentre Trump valuta un intervento militare americano nello Yemen.
Attacco all'aeroporto di Riad: almeno 12 morti e oltre 300 feriti
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Fonte Sda Dpa
Attacco all'aeroporto di Riad: almeno 12 morti e oltre 300 feriti
La coalizione saudita accusa i ribelli Huthi. L'ONU condanna l'attacco, mentre Trump valuta un intervento militare americano nello Yemen.

RIAD - Almeno 12 persone sono morte e altre 309 sono rimaste ferite in un attacco contro l'aeroporto internazionale King Chalid di Riad, capitale dell'Arabia Saudita. Lo ha comunicato l'autorità statale dell'aviazione saudita, precisando che alcune delle persone ferite versavano in condizioni critiche nella mattinata.

Si tratta dell'attacco più sanguinoso contro il regno dall'inizio della guerra con l'Iran, scoppiata alla fine di febbraio. Le operazioni aeroportuali sono state temporaneamente sospese.

La coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita ha attribuito la responsabilità dell'attacco ai ribelli Huthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran. Il portavoce della coalizione, Turki al-Maliki, ha definito l'attacco contro un terminal passeggeri un «vero e proprio crimine di guerra», promettendo una risposta decisa.

Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi, due cittadini del Bangladesh e sei persone provenienti rispettivamente da Stati Uniti, Egitto, Giordania, Siria, Sudan e territori palestinesi. Gli Huthi, che nelle scorse settimane hanno intensificato gli attacchi contro il territorio saudita, non hanno inizialmente rivendicato l'ultima operazione.

La comunità internazionale ha reagito con fermezza. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è detto «profondamente scioccato», ricordando che gli attacchi contro civili e infrastrutture civili violano il diritto internazionale e devono cessare immediatamente.

Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ha condannato gli attacchi degli Huthi «con la massima fermezza», ribadendo il sostegno di Washington all'Arabia Saudita. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, interpellato sulla possibilità di unirsi alle operazioni militari saudite contro i ribelli nello Yemen, ha risposto: «Forse. Vedremo».

La situazione resta particolarmente tesa. L'aeroporto King Chalid era già stato colpito giovedì, in un attacco costato la vita a tre cittadini sauditi. Anche lo scalo di Abha, nel sud-ovest del Paese, è stato preso di mira nel corso della settimana.

L'ambasciata statunitense in Arabia Saudita ha invitato i propri cittadini a evitare l'aeroporto di Riad e le zone circostanti, raccomandando la massima prudenza anche negli altri principali scali del regno. Nel frattempo, i ribelli Huthi hanno accusato l'Arabia Saudita di aver bombardato l'aeroporto della città portuale yemenita di Hudaida e altre aree del Paese.

L'escalation si inserisce nel conflitto che da oltre un decennio oppone gli Huthi al governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dall'Arabia Saudita. Lo scorso fine settimana, le autorità yemenite avevano annunciato una vasta offensiva per riconquistare i territori controllati dai ribelli, che recentemente sono riusciti a occupare aree strategiche.

Gli scontri rappresentano un ulteriore fronte della guerra regionale iniziata con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran alla fine di febbraio.

Intanto, la tensione rimane elevata anche nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Secondo l'autorità britannica per la sicurezza della navigazione (UKMTO), una petroliera è stata colpita da un «proiettile sconosciuto», provocando un incendio a bordo. L'equipaggio sarebbe in salvo, mentre restano da chiarire i danni e la responsabilità dell'attacco.

L'Iran continua a ostacolare il traffico marittimo attraverso minacce e attacchi alle navi. Da parte sua, l'esercito statunitense ha riferito di aver colpito una nave mercantile civile che avrebbe tentato di violare il blocco navale imposto contro Teheran, mettendone fuori uso il sistema di propulsione senza provocare feriti.

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