Negoziati in stallo. L'Iran: «Non trattiamo sotto le minacce»

Secondo alcuni analisti il regime di Teheran potrebbe sopravvivere per tre-sei mesi, sperando che Trump diventi un'«anatra zoppa» con le elezioni di midterm. Traballa frattanto l'estensione della tregua in Libano.
WASHINGTON - È stallo nei negoziati tra Usa e Iran, dopo che Donald Trump ha cancellato il viaggio dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner a Islamabad per la mancanza di progressi sostanziali da parte di Teheran, sullo sfondo di presunte divisioni nella leadership del Paese. Nel frattempo vacilla anche la rinnovata tregua in Libano, con un'escalation degli attacchi reciproci tra l'Idf ed Hezbollah, la milizia filo-iraniana.
Offerte giudicate insufficienti
Le offerte avanzate da Teheran in un secondo documento «non sono abbastanza» per il commander in chief, il quale ha assicurato che la sparatoria alla cena dei corrispondenti a Washington, dove era il probabile obiettivo, non lo distoglierà «dal vincere la guerra in Iran». «Penso che la guerra con l'Iran finirà molto presto e saremo vittoriosi», ha detto poche ore dopo a Fox News, auspicando che Teheran sia «smart».
La questione del nucleare
«Alcune delle persone con cui stiamo trattando ora sull'Iran sono molto ragionevoli, altre no», ha spiegato, ribadendo che gli Usa prenderanno la «polvere nucleare» di Teheran, ossia l'uranio arricchito. «È parte del negoziato», ha dichiarato. Quanto alla Cina, ha aggiunto, «non sono eccessivamente deluso, ma potrebbe fare di più». Quindi ha ripetuto che il regime degli ayatollah può mettersi in contatto quando vuole con la Casa Bianca: «Se vogliono parlare, possono venire da noi oppure possono chiamarci. Sapete, esiste il telefono. Abbiamo linee sicure e affidabili».
«Nessun negoziato imposto»
Ma il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto a Shehbaz Sharif, premier del Pakistan (Paese mediatore insieme all'Oman), che Teheran non entrerà in «negoziati imposti» sotto minacce e che gli Stati Uniti dovrebbero rimuovere gli ostacoli prima che i negoziatori possano iniziare a gettare le basi per un accordo. Incluso il blocco marittimo nella zona dello Stretto di Hormuz, dove hanno intercettato nel Mar Arabico la Sevan, una delle 19 navi sanzionate della «flotta ombra» che trasporta petrolio iraniano.
Che le prospettive di ulteriori colloqui a Islamabad si allontanino lo conferma anche il fatto che Washington ha rimosso l'equipaggiamento di sicurezza nella capitale pachistana: due aerei C-17 dell'aeronautica statunitense, con personale di sicurezza, attrezzature e veicoli per la protezione dei funzionari Usa, hanno lasciato il Paese.
La via della diplomazia
Intanto però il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi continua a tessere la sua tela diplomatica: dopo aver visto il sultano dell'Oman Haytham bin Tariq a Muscat, è tornato a Islamabad prima di volare lunedì a Mosca, dove incontrerà Vladimir Putin. Per ora il braccio di ferro resta nel limbo: né guerra né pace. E rischia di diventare una gara a chi resiste più a lungo, mentre entrambe le parti cantano vittoria ma accusano la crisi in termini economici ed energetici.
Traballa il regime, traballa Trump, traballa la tregua
Secondo alcuni analisti il regime di Teheran potrebbe sopravvivere per tre-sei mesi, sperando che Trump diventi un'«anatra zoppa» con le elezioni di midterm. Traballa frattanto l'estensione della tregua in Libano annunciata dal tycoon, tra attacchi reciproci e accuse incrociate di violazioni da parte di Israele ed Hezbollah. Almeno tre persone, tra cui una donna, sono state uccise domenica dall'Idf nella Striscia di Gaza, secondo la Difesa civile locale, mentre un soldato israeliano è morto in un attacco con droni, stando ad Haaretz.



