Ian Genini: «La mia sostanza stupefacente legale tra musica, ironia e sogni»

Il 5 novembre Ian Genini presenterà al pubblico i frutti della Residenza musicale al Foce, ma prima è stato ospite di TioTalk
Il 5 novembre Ian Genini presenterà al pubblico i frutti della Residenza musicale al Foce, ma prima è stato ospite di TioTalk
SAVOSA - Ian Genini è il protagonista della nuova residenza musicale dello Studio Foce a Lugano, un riconoscimento e un'opportunità prestigiosa per giovani artisti ticinesi che desiderano valorizzare il proprio talento. L'esperienza si concluderà con un concerto dal vivo, aperto al pubblico, il prossimo 5 novembre.
«È una grandissima opportunità», racconta Genini, che sottolinea come la residenza rappresenti un'occasione per consolidare un percorso professionale e avere il tempo necessario per costruire il proprio spettacolo live. «Prima di una tournée, spesso si fa una residenza: ci si ferma una settimana per preparare la storia del live e il titolo del tour. È come costruire un concept album, ma sul palco». In questa fase, aggiunge, diventa fondamentale il doppio lavoro: «Gestire sia il lato artistico che quello organizzativo, dalla scrittura delle mail ai contatti. È impegnativo ma molto stimolante».
Il musicista, che sul palco si esibirà come "one man band" – chitarra, pianoforte, loop station e voce, con due ospiti per un paio di brani –, è reduce da un anno particolarmente intenso. Nel 2026 ha pubblicato due album ("Povero uomo" e "Figli delle sigarette") e ha già portato dal vivo il proprio progetto in numerosi eventi, tra cui la Notte Bianca di Bellinzona. «Sono arrivati riscontri molto positivi dalle persone e ottima energia durante le serate. Essere da solo sul palco è più difficile, ma mi trovo bene così».
Quello della residenza non è il suo unico progetto: Genini partecipa anche a La Gustav, una piattaforma svizzera per artisti giovani attraverso la quale ha scoperto l'importanza delle residenze e ha approfondito il tema della preparazione di un live. «Vi innamorate del palco, è una "sostanza stupefacente legale"», dichiara, raccontando l'emozione di vedere il pubblico cantare i suoi pezzi appena usciti.
La sua musica fonde influenze italiane (Calcutta, Lucio Battisti), internazionali e soprattutto argentine, grazie alle origini materne: «Il rock nazionale argentino è un genere incredibile, ascoltare Charly García o Fito Páez ti offre un ventaglio sonoro ampio. Nella mia musica cerco sempre di riportare queste sonorità».
Non mancano ironia e leggerezza nei testi: «L'ironia è fondamentale nella vita e mi diverte affiancare testi scherzosi a quelli profondi». Il processo creativo nasce dalla vita di tutti i giorni e dalla disponibilità all'ascolto: «Bisogna essere disposti ogni giorno a ricevere una canzone. Le idee arrivano anche guardando una serie tv: una parola ti resta in testa, ci costruisci intorno un brano».
Per Genini, la perseveranza è la chiave per emergere: «Fare musica è anche esercizio, mettersi ogni giorno a lavorare. Con impegno e costanza si arriva ovunque. Il talento è importante, ma è la determinazione che alla lunga fa la differenza». Il suo sogno? Collaborare con artisti che stima come Calcutta o Marco Castello, suonare a San Siro o al Miami Festival. Nel frattempo, è già in preparazione un terzo album e la tournée per il 2027.
L'artista conclude con un messaggio per i giovani che aspirano a intraprendere un percorso musicale: «Non preoccupatevi se all'inizio le canzoni non vi sembrano belle. Con l'impegno si cresce». Per chi ha voglia di provarci, il progetto La Gustav cerca nuovi talenti: le audizioni saranno il 4 dicembre a Bellinzona.





