Lupo e alpeggi: il piano cantonale di emergenza va rafforzato

Sono necessarie misure più incisive per una larga maggioranza del Gran Consiglio. Marchesi: «Ritengo le preoccupazioni in larga parte condivisibili»
BELLINZONA - Il Ticino deve fare di più per proteggere gli alpeggi dalla presenza del lupo. Il Gran Consiglio ha approvato oggi con 59 voti favorevoli, 14 contrari e due astensioni le conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia sulla mozione presentata da Roberta Soldati e altri 21 deputati. Il Parlamento chiede così al Governo di rafforzare il piano cantonale d'emergenza, con misure più incisive per evitare la progressiva chiusura degli alpeggi considerati non proteggibili.
Al centro della discussione c'è soprattutto la difficoltà di conciliare le misure di protezione del bestiame con la realtà degli alpeggi ticinesi. Secondo i dati citati dalla maggioranza commissionale, gran parte delle superfici destinate al pascolo di pecore e capre non può essere protetta e anche il piano dell'UFAM - che prevede lo scarico dell'alpeggio al quarto attacco - non è ragionevolmente praticabile sul territorio ticinese. Da qui la richiesta di interventi più efficaci, anche sul fronte dei tiri dissuasivi e degli abbattimenti dei lupi, e di maggiori aiuti agli allevatori.
«Non basta quanto fatto finora»
Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. Pur riconoscendo alcuni progressi ottenuti dal Cantone, la maggioranza considera insufficienti le misure attuali e chiedeva di rivedere il piano d'emergenza già in vista della prossima stagione alpestre.
Il punto più controverso riguardava il sistema di misure progressive approvato dall'UFAM: dopo una prima predazione sono previste recinzioni notturne, dopo la seconda un prolungamento degli orari, dopo la terza l'impiego di aiutanti per i pastori e dopo la quarta lo scarico dell'alpeggio. Secondo la maggioranza, queste misure rischiano di risultare impraticabili proprio negli alpeggi dichiarati non proteggibili. «Questa misura crea dei gravi danni alla salute degli animali» afferma Soldati. «Dopo la stagione alpestre appena conclusiva, il piano deve essere adattato». La conseguenza da evitare: la chiusura definitiva delle aziende agricole in questione.
Le richieste principali: maggiore possibilità di abbattimento dei lupi, regole meno restrittive per i cacciatori, sperimentazione di tiri dissuasivi, indennizzi adeguati e sostegno concreto agli allevatori costretti a trasferire gli animali. Il Cantone ha ottenuto buoni risultati «ma deve proseguire con maggiore incisività», ha dichiarato il relatore del rapporto di maggioranza, Mauro Minotti. Lo deve fare, ad esempio, tutelando le aziende nel caso di scarico anticipato.
«L'orografia del Canton Ticino è unica e chiede un intervento specifico», ha sottolineato Tiziano Zanetti a nome del PLR. «Urge un cambio di passo. Spero che la regolazione del lupo sia ora molto meno complessa rispetto al passato». Quello approvato lunedì sera è «uno scudo giuridico ed economico» a disposizione delle aziende. Giovanni Berardi, a nome del Centro, ha evidenziato come le regole attuali siano «burocratiche e macchinose» e su questo tema «vuole più pragmatismo da parte del Cantone». Secondo Sem Genini, che ha portato l'adesione della Lega dei Ticinesi, «il problema lupo è lampante». Il Cantone ha già ottenuto dei risultati, ma deve insistere a Berna proprio in virtù delle caratteristiche peculiari del territorio cantonale. Molto critica con il Governo, invece, la posizione del Partito Comunista, esplicitata da Lea Ferrari. «Siamo l'unica voce rimasta a chiedere di occuparsi non solo degli alpeggi», ma anche che sia permesso agli allevatori di fare il proprio lavoro. Aline Prada, intervenuta a nome del Gruppo UDC, ha spiegato che, quando chiude un alpeggio «non è soltanto un allevatore a perdere la propria attività: a perdere è l'intero territorio».
«Una proposta eccessiva»
Non ha trovato sufficiente sostegno la posizione della minoranza commissionale, esplicitata dal relatore Massimo Mobiglia. Il rapporto di minoranza era infatti favorevole a considerare la mozione come già evasa, alla luce delle misure adottate dal Cantone e dei nuovi strumenti previsti a livello federale. Senza, peraltro, rinunciare a ulteriori miglioramenti.
La minoranza condivideva invece le preoccupazioni per il futuro degli alpeggi, ma riteneva necessario distinguere tra protezione del bestiame e regolazione del lupo, presente sul territorio ticinese con 12 branchi per oltre 100 esemplari. Il Governo avrebbe già risposto a numerose richieste della mozione, ottenendo anche la possibilità di evitare lo scarico automatico dopo la prima predazione. «Questo non significa affatto che il problema sia risolto», ma gli strumenti necessari sono già disponibili. «La vera sfida non è scegliere tra lupo e allevatori, ma trovare le condizioni tali affinché entrambi continuino a far parte del nostro territorio», ha sottolineato Mobiglia. «Promettere strumenti che non possono essere attuati non significa aiutare» gli agricoltori. Anche i Verdi, ha spiegato Matteo Buzzi, pensano che il problema sia da affrontare con gli strumenti adeguati. «La sola regolazione del lupo non salverà gli alpeggi ticinesi: il rischio di predazioni sarà sempre presente». Serve quindi un aiuto urgente al settore, piuttosto che attendere «improbabili miracoli».
Il lupo non è il cattivo delle favole, ha evidenziato la socialista Simona Buri. «Nessuno vuole che la sua presenza porti alla scomparsa delle attività agricole nelle zone più discoste», ma bisogna scindere regolamentazione del lupo e protezione del bestiame. Allo stesso tempo, «questa distinzione non deve diventare un alibi». La maggioranza del gruppo socialista ha sposato le conclusioni del rapporto di maggioranza, auspicando ad esempio valutazioni ad hoc. «Non si tratta di scegliere tra lupo e agricoltura di montagna, ma di costruire un equilibrio». Posizione, questa, sostanzialmente sposata anche da Più Donne, che ha aderito al rapporto di minoranza, «pur mantenendo una posizione più prudente e restrittiva sugli abbattimenti».
Marchesi: «Comprendo le preoccupazioni»
«Comprendo le preoccupazioni del rapporto di maggioranza e le ritengo in larga misura condivisibili», ha spiegato il direttore del Dipartimento del territorio, Piero Marchesi, pur mantenendo la posizione già in essere del Consiglio di Stato, che riteneva che la mozione fosse evasa. Recentemente Marchesi ha incontrato i guardiacaccia e ha ricordato come, in seno al progetto pilota, siano stati attivati 76 cacciatori a disposizione dei guardiacaccia. Ha poi sottolineato come nelle ultime due settimane siano stati abbattuti quattro lupi. «Difendere la nostra economia alpestre è una convinzione profonda che intendo portare avanti con fermezza».



