«AlpTransit non può restare incompleto»: chiesta una strategia al Governo

Omar Terraneo e cofirmatari chiedono che il progetto pianificato più di trent'anni fa sia finalmente portato a termine
BELLINZONA - Un programma complessivo, con priorità, tappe, costi e scadenze, per completare AlpTransit lungo tutto l’asse ticinese fino alla frontiera italiana. È quanto chiedono al Consiglio di Stato Omar Terraneo e otto cofirmatari (Buri, Sem Genini, Alex Gianella, Minotti, Padlina, Passardi, Piezzi e Rigamonti) in un’interrogazione presentata il 23 ottobre. L’atto parlamentare sollecita in particolare interventi a Biasca, in Riviera, nel Bellinzonese e a sud di Lugano. Al Governo viene chiesto di chiarire la propria strategia alla luce della discussione federale su "Trasporti ’45".
Quello che manca
L’interrogazione elenca gli interventi che, secondo i firmatari, devono ancora essere affrontati. Non c'è solo il completamento a sud di Lugano, lungo l’asse Vezia/Lugano-Chiasso, con il raccordo alla rete italiana: sono svariate le tratte e le infrastrutture la cui realizzazione è irrisolta. Si va dal completamento del nodo ferroviario di Biasca-Giustizia, con il cosiddetto salto del montone, al binario di sorpasso nord-sud sulla circonvallazione di Biasca; poi ancora l'attraversamento del Piano di Magadino, coordinato con la Gronda Ovest e il collegamento verso Luino, e l'aggiramento ferroviario di Bellinzona, compresa la tratta Gnosca-Sementina, senza dimenticare altri interventi in Riviera e strutture dedicate alla gestione dei convogli merci.
Per Terraneo e i cofirmatari non si tratta di avanzare nuove rivendicazioni, ma di portare a termine un progetto concepito e pianificato più di trent’anni fa. La discussione su "Trasporti ’45", sostengono gli interroganti, rende ora necessaria una posizione chiara da parte del Cantone. Il completamento dell’asse del San Gottardo non dovrebbe essere ulteriormente rinviato mentre in altre regioni svizzere vengono programmati e finanziati potenziamenti ferroviari. Al centro dell’atto parlamentare c’è soprattutto la situazione delle Tre Valli: «AlpTransit non finisce a Pollegio per ricominciare a Bellinzona». Biasca, la Riviera e le aree industriali attraversate sopportano quotidianamente il traffico ferroviario nazionale e internazionale senza beneficiare, secondo i firmatari, in misura adeguata delle opportunità generate dalla nuova trasversale.
I temi della sicurezza e della capacità
Per i firmatari, il completamento di AlpTransit non è soltanto una questione ferroviaria. C’è anzitutto il tema della sicurezza: il traffico merci, comprese le sostanze pericolose, continua infatti ad attraversare a cielo aperto aree densamente abitate. Rumori e vibrazioni incidono inoltre sulla qualità di vita dei territori interessati.
La Commissione ambiente, territorio ed energia, sulla base degli studi effettuati in Riviera, ha riscontrato situazioni nelle quali rumore e vibrazioni raggiungono livelli problematici e ha sottolineato l’opportunità di intervenire alla fonte. Il riferimento è al rapporto sulla mozione presentata il 15 aprile 2024 da Tiziano Zanetti e cofirmatari per il gruppo PLR, dedicata alla gestione dei rumori e dei pericoli legati ad AlpTransit in Ticino.
Un’altra questione è quella della capacità. Traffico merci, collegamenti nazionali e internazionali a lunga percorrenza e traffico regionale devono condividere la stessa infrastruttura, creando conflitti che, secondo l’interrogazione, limiteranno sempre più lo sviluppo dell’offerta. Anche la politica di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia rischierebbe di non raggiungere pienamente i propri obiettivi se l’asse di pianura non proseguisse senza strozzature dalla Svizzera settentrionale alla rete italiana.
Le ricadute sulle regioni attraversate
L’atto parlamentare richiama anche lo studio cantonale del 2013 sugli effetti economici di AlpTransit. Il documento aveva previsto benefici importanti grazie alla migliore accessibilità, ma distribuiti in modo differenziato e non automatico. Per estendere le ricadute positive alle diverse regioni sarebbero serviti infrastrutture, servizi e politiche territoriali adeguate.
I successivi risultati del Monitoraggio dell’asse del San Gottardo dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale avrebbero confermato questo principio. Dove l’offerta e l’accessibilità ferroviaria sono migliorate sensibilmente, la domanda è cresciuta in modo marcato. Il monitoraggio conclude inoltre che i cambiamenti nell’accessibilità rafforzano e accelerano le dinamiche territoriali ed economiche e che i comparti delle stazioni beneficiano direttamente di una migliore integrazione nella rete.
Da qui la richiesta di evitare che Biasca, la Riviera e le Tre Valli sostengano soprattutto i costi territoriali, ambientali e infrastrutturali dell’opera senza accedere in misura adeguata ai suoi vantaggi.
Le domande rivolte al Consiglio di Stato
Il Governo è chiamato a dire se sostenga ancora il completamento integrale, quali opere manchino formalmente e a che punto siano la pianificazione e l’inserimento nei piani federali e cantonali. Dovrà inoltre chiarire se il nodo di Biasca limiti la capacità e se intenda chiederne il completamento entro l’orizzonte 2035, nonché il futuro delle opere in Riviera, a Bellinzona e a sud del Ceneri.
Gli interroganti chiedono infine chiarimenti sui contatti con Confederazione, FFS e autorità italiane e sull’assenza di Biasca e Riviera dalla recente posizione cantonale su "Trasporti ’45". Sollecitano un programma unitario che consideri anche sicurezza, rumore, sviluppo regionale e trasferimento delle merci, prevedendo misure compensative e più fermate dei treni a lunga percorrenza a Biasca qualora le opere non fossero realizzabili in tempi ragionevoli.



