Consumano energia e acqua, ma potrebbero riscaldare le nostre case

Un’iniziativa mira a conciliare lo sviluppo digitale con la transizione ecologica, puntando su efficienza e recupero delle risorse.
BELLINZONA - Energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili, limiti stringenti al consumo di acqua e obbligo di recuperare il calore prodotto dai server. Sono alcune delle misure proposte in un'iniziativa generica depositata da Matteo Buzzi, insieme ai cofirmatari Nara Valsangiacomo, Giulia Petralli, Marco Noi e Samantha Bourgoin.
L'obiettivo è introdurre nella legislazione ticinese regole specifiche per i centri di elaborazione dati, i cosiddetti data center, il cui sviluppo potrebbe avere un impatto significativo sui consumi energetici del Cantone.
Secondo i firmatari, la crescente diffusione dell'intelligenza artificiale e dei servizi cloud rischia di mettere sotto pressione gli obiettivi climatici cantonali. «I centri di elaborazione dati rappresentano le colonne portanti della digitalizzazione, ma sono al contempo tra le nuove infrastrutture più energivore e impattanti del nostro secolo», si legge nell'atto parlamentare.
Il problema, sostengono i promotori, è che le disposizioni attualmente in vigore sono troppo generiche. La Legge cantonale sull'energia impone già ai grandi consumatori, ossia agli stabilimenti che utilizzano annualmente più di 0,5 GWh di elettricità o 5 GWh di calore, di verificare i propri consumi e adottare misure di efficienza. Mancano però requisiti specifici per i data center.
Energia rinnovabile al 100%
La proposta prevede di modificare la Legge cantonale sull'energia introducendo un articolo dedicato ai centri di elaborazione dati con una potenza elettrica nominale superiore a 250 kW. Le nuove disposizioni si applicherebbero agli impianti di nuova costruzione, ma anche a quelli esistenti sottoposti ad ampliamenti o rinnovi sostanziali.
Il primo requisito riguarda l'approvvigionamento elettrico: il 100% dell'energia consumata su base annua dovrebbe provenire da fonti rinnovabili. I gestori potrebbero soddisfare questa condizione attraverso impianti di produzione propri, sistemi di accumulo, partecipazione a comunità elettriche oppure contratti di fornitura accompagnati da Garanzie di Origine.
Una soluzione che, secondo i firmatari, consentirebbe di conciliare lo sviluppo del settore digitale con la transizione energetica, evitando che la crescita dei consumi venga sostenuta da elettricità prodotta con combustibili fossili o energia nucleare.
Il calore dei server per riscaldare le case
Un altro punto centrale dell'iniziativa riguarda il recupero del calore. I data center generano infatti grandi quantità di energia termica che, attraverso i sistemi di raffreddamento, viene spesso dispersa nell'ambiente.
La proposta punta a trasformare questo calore di scarto in una risorsa. Durante il periodo di riscaldamento invernale, convenzionalmente compreso tra il 15 ottobre e il 15 aprile, i centri di elaborazione dati dovrebbero recuperare la maggior parte del calore prodotto, utilizzandolo direttamente oppure cedendolo a reti di teleriscaldamento e a consumatori industriali o residenziali nelle vicinanze.
In questo modo, spiegano i promotori, i data center potrebbero diventare vere e proprie «centrali termiche di quartiere», contribuendo al riscaldamento di centinaia o migliaia di economie domestiche e riducendo il ricorso agli impianti alimentati da combustibili fossili.
Parallelamente, verrebbe introdotto un requisito di efficienza energetica basato sull'indicatore internazionale PUE (Power Usage Effectiveness), che misura il rapporto tra l'energia complessivamente consumata da un data center e quella utilizzata direttamente dalle apparecchiature informatiche.
L'obiettivo sarebbe raggiungere un valore inferiore a 1,2, considerato indicativo di un'infrastruttura ad alta efficienza. Per gli impianti con potenza compresa tra 250 e 500 kW potrebbero essere previste condizioni meno restrittive.
Consumo d'acqua vicino allo zero
L'iniziativa affronta anche il problema dell'utilizzo dell'acqua per il raffreddamento dei server. Alcuni sistemi tradizionali ne consumano quantità importanti attraverso l'evaporazione, con possibili ripercussioni sulle risorse idriche locali.
Per questo viene proposto un limite estremamente contenuto, misurato attraverso l'indicatore WUE (Water Usage Effectiveness): tra zero e 0,05 litri d'acqua per ogni kWh consumato.
L'intento è favorire tecnologie di raffreddamento che riducano al minimo il consumo di acqua, evitando di compromettere la disponibilità delle risorse idriche del territorio.
Dove costruire i nuovi data center?
Le richieste non si limitano agli aspetti energetici. Buzzi e i cofirmatari chiedono anche di valutare una modifica del Piano direttore cantonale per definire con maggiore precisione dove possano essere realizzati i centri di elaborazione dati di una certa dimensione.
Attualmente non esistono ubicazioni specificamente designate per queste infrastrutture. Secondo i promotori, le zone più adatte sarebbero quelle industriali già consolidate, dotate di collegamenti elettrici adeguati e situate vicino a reti di teleriscaldamento o ad attività in grado di utilizzare il calore recuperato.
Tra le aree potenzialmente interessate figurano i comparti industriali di Stabio, Chiasso, Balerna e Mendrisio, quelli di Bioggio, Muzzano e della Valle del Vedeggio, le zone di Castione e Giubiasco, l'asse della Riviera e il Piano di Magadino.
Non si tratta tuttavia di ubicazioni già individuate per nuovi impianti. L'iniziativa chiede proprio di verificare se le aree industriali previste dalla pianificazione cantonale siano adeguate oppure se occorra definire criteri specifici.
In quest'ottica, il rilascio delle licenze edilizie per nuovi data center o ampliamenti sostanziali dovrebbe essere subordinato anche alla compatibilità dell'ubicazione con gli obiettivi energetici e territoriali.
Possibili deroghe, ma solo a determinate condizioni
La proposta contempla comunque un certo margine di flessibilità. Il Consiglio di Stato potrebbe concedere deroghe parziali o temporanee, in particolare per ampliamenti e rinnovi di strutture esistenti, ma soltanto in presenza di un'impossibilità tecnica dimostrata o di costi manifestamente sproporzionati.
Spetterebbe inoltre al Governo stabilire attraverso il regolamento di applicazione le modalità di calcolo dei consumi, i sistemi di monitoraggio e controllo e le eventuali sanzioni per chi non rispetta le disposizioni.
La distinzione tra impianti di potenza compresa fra 250 e 500 kW e strutture più grandi consentirebbe, secondo i firmatari, di concentrare gli obblighi più severi sui centri industriali, senza penalizzare i piccoli server aziendali.
Con l'iniziativa, i cinque parlamentari intendono quindi dotare il Ticino di un quadro normativo specifico per un settore destinato a crescere. La sfida, sostengono, è fare in modo che l'espansione delle infrastrutture digitali non ostacoli gli obiettivi di decarbonizzazione del Cantone entro il 2050, ma possa contribuire a un modello di economia circolare attraverso il recupero e il riutilizzo dell'energia.



