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VOTAZIONI

Neutralità, Farinelli: «Nemmeno tutti gli elettori UDC l'hanno votata». Chiesa: «In Ticino sensibilità maggiore»

Le reazioni dopo la bocciatura dell'iniziativa. Il consigliere nazionale PLR: «Irrealistico un esito diverso». Il rappresentante democentrista agli Stati: «Ora testa ai Bilaterali III»
Neutralità, Farinelli: «Nemmeno tutti gli elettori UDC l'hanno votata». Chiesa: «In Ticino sensibilità maggiore»
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Neutralità, Farinelli: «Nemmeno tutti gli elettori UDC l'hanno votata». Chiesa: «In Ticino sensibilità maggiore»
Le reazioni dopo la bocciatura dell'iniziativa. Il consigliere nazionale PLR: «Irrealistico un esito diverso». Il rappresentante democentrista agli Stati: «Ora testa ai Bilaterali III»

BELLINZONA - Un "no" secco, cristallizzato al 71%. La popolazione svizzera, come era stato pronosticato dagli ultimi sondaggi, ha stabilito oggi che la nostra neutralità va bene così com'è e non necessita alcun ritocco.

Alex Farinelli: «Neanche l'elettorato UDC l'ha ritenuta utile al Paese»
Si tratta di un risultato che «ci dice che evidentemente la popolazione ritiene che l'attuale impostazione, dove quindi la neutralità è parte del nostro quadro istituzionale e costituzionale, ma non è definita in maniera rigida e vincolante, è la maniera giusta di andare avanti», ci dice il consigliere nazionale Alex Farinelli (PLR).

L'iniziativa è stata bocciata da tutti i cantoni. E il margine più ristretto lo ritroviamo proprio in Ticino, con il "no" a quota 51.75%. Per Farinelli «la cosa sorprendente non è però il dato ticinese ma che tutta la Svizzera centrale, che normalmente su queste tematiche è ritenuta un po' il caposaldo di una certa "svizzeritudine" ha votato alla stessa maniera, anche con percentuali molto chiare».

Tornando però al nostro cantone «il dato lo interpreto più che altro nell'intensità della campagna che è stata fatta in Ticino, dove può darsi che il fronte del "no" non sia stato così presente nel dibattito politico come quello del "sì". Perché farei altrimenti fatica a spiegarmi che gli abitanti di Appenzello Interno, Obvaldo e Nidvaldo improvvisamente non tengano più alla neutralità rispetto ai cittadini del Canton Ticino».

E sui risultati, prosegue, il consigliere nazionale liberale radicale, ha avuto un certo peso anche il modo in cui è stato posto il tema, che a molti è risuonato come una sorta di "neutralità sì, neutralità no". «Presso una parte dell'elettorato questa è stata quasi una votazione sul sì alla neutralità nel senso assoluto del termine. Quindi il "si vuole o non si vuole essere neutrali" e non tanto un sì alla neutralità così come l'abbiamo oggi oppure a una neutralità più rigida».

Le urne hanno parlato proprio alla vigilia dell'inizio dei dibattiti sui bilaterali. Un esito diverso ─ che, sottolinea Farinelli, era «assolutamente irrealistico» ─ avrebbe «complicato il quadro perché ci avrebbe messo in una situazione in cui in molti scenari saremmo stati vincolati da un concetto molto rigido e poco utile a salvaguardare gli interessi del paese». Detto questo, ogni suspense, abbiamo già citato i sondaggi, si era dissipata prima ancora della chiusura dei seggi. «Quasi quasi neanche gli elettori dell'UDC hanno sostenuto questa iniziativa. L'UDC a livello federale è al 30%. Quindi se l'iniziativa è arrivata a malapena sopra il 30% significa che nemmeno l'elettorato stesso del partito ha ritenuto questa iniziativa utile al Paese».

Marco Chiesa: «Ticino più sensibile al tema della neutralità. Ora testa ai Bilaterali III»
Per prima cosa, Marco Chiesa, consigliere agli Stati UDC, riconosce «con rispetto» la decisione della popolazione «di non modificare la Costituzione».

Commentando il risultato uscito dalle urne, il politico democentrista sottolinea come il voto abbia «confermato e ufficializzato la linea del consiglio federale e di Ignazio Cassis: una neutralità flessibile, definita caso per caso».

Quanto al Ticino, Chiesa fa presente come abbia espresso «una sensibilità molto maggiore rispetto a questo tema. Lo si vede evidentemente nel risultato finale. Significa che abbiamo un concetto di neutralità molto più vicino a quello proposto dall'iniziativa: una neutralità integrale, armata e perpetua».

Questo perché nel Cantone «probabilmente molte più persone vedono il ruolo della Svizzera come mediatore, come portatore di buoni uffici e come Paese con un ruolo particolare nel mondo. È un ruolo che ti permette di essere parte della soluzione, non del problema».

Al contrario, «ufficializzando e rafforzando l'ampia discrezionalità del Consiglio federale e del Parlamento, sarà estremamente complicato essere riconosciuti come neutrali agli occhi della comunità internazionale».

L’attenzione si sposta ora sugli accordi Bilaterali III: «Da lunedì comincia il dibattito. Il rischio è una perdita di indipendenza non solo legata all'oggi, ma anche al futuro. Snatureremmo fondamentalmente il nostro Paese. Dovremmo recepire normative e leggi europee: sono 93 quelle interessate. Dovremmo cambiare decine di leggi svizzere, crearne tre nuove e importare anche la burocrazia dell'Unione europea sul nostro territorio».

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