Armi legalmente detenute: l'interrogazione dopo la tragedia di Aarau

Il Governo è chiamato a chiarire procedure, frequenza dei controlli e collaborazione tra autorità per prevenire nuovi rischi.
Il Governo è chiamato a chiarire procedure, frequenza dei controlli e collaborazione tra autorità per prevenire nuovi rischi.
La recente sparatoria avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2026 durante un rave party all’ippodromo di Schachen, ad Aarau, ha riacceso il dibattito sulla gestione e il controllo delle armi legalmente detenute in Svizzera.
Questo weekend, un uomo di 43 anni ha aperto il fuoco sulla folla con un fucile d’assalto, causando la morte di una giovane donna e il ferimento di altre cinque persone, due delle quali sono ancora ricoverate in ospedale.
Il presunto autore si è poi costituito alla polizia, ammettendo la propria responsabilità e dichiarando di soffrire da tempo di problemi di salute mentale. Tuttavia, la Procura ha precisato che non vi sono ancora informazioni certe sul suo stato psichico e sulle eventuali cure ricevute.
Durante la conferenza stampa di mercoledì, però, è emerso un dettaglio: le armi trovate nell’auto del sospettato - due pistole e un fucile d’assalto AK-74 - erano state acquistate legalmente circa vent’anni fa, con regolare autorizzazione delle autorità cantonali. Nonostante le successive modifiche e inasprimenti della legislazione federale sulle armi (LArm), fa notare il deputato Danilo Forini (insieme ai cofirmatari Simona Buri, Maurizio Canetta, Laura Riget e Joseph Savary) in un’interrogazione al Consiglio di Stato, non risulta che siano stati effettuati controlli periodici sull’idoneità del detentore, né che le autorità sanitarie fossero a conoscenza di eventuali segnali di disagio psichico tali da giustificare una revoca del permesso o un sequestro cautelare.
Questo caso solleva dunque interrogativi sulla possibilità che un’arma possa essere detenuta legalmente per decenni senza verifiche sull’idoneità psichica del proprietario e sugli strumenti a disposizione dei cantoni per prevenire situazioni di pericolo. Sebbene la competenza legislativa in materia di armi sia federale - viene fatto notare nell'interrogazione -, il rilascio dei permessi, i controlli, la comunicazione tra autorità sanitarie e polizia e le eventuali revoche restano di competenza cantonale.
L’obiettivo dichiarato dai firmatari è quindi fare chiarezza sulle prassi attualmente in vigore nel Cantone e valutare possibili margini di miglioramento nella prevenzione e nel controllo del possesso di armi.
Queste le domande poste al Consiglio di Stato:
- Quali sono le procedure attualmente in vigore in Ticino per la verifica delle condizioni di idoneità psichica e sanitaria all’acquisto e al possesso di armi da fuoco?
- Come vengono accertate tali condizioni al momento del rilascio del permesso d’acquisto?
- Quali canali di comunicazione esistono tra le autorità sanitarie e la polizia per segnalare situazioni di potenziale pericolosità?
- Il Consiglio di Stato ritiene che questi canali siano sufficienti o vede margini per rafforzarli nel rispetto del segreto medico?
- Con quale frequenza e secondo quali criteri vengono effettuati controlli a posteriori sui detentori di armi in Ticino?
- Quante revoche o sequestri cautelari sono stati effettuati negli ultimi cinque anni?
- Il Consiglio di Stato individua spazi per procedure cantonali più rigorose?
- Alla luce della sparatoria di Aarau, il Consiglio di Stato intende avviare una verifica delle prassi cantonali, anche in collaborazione con altri cantoni o con la Confederazione, per rafforzare la prevenzione?




