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Frane, quando la pioggia dà il colpo finale

In Ticino la mappatura delle aree a rischio aiuta a prevenire danni, ma la previsione rimane complessa. Le spiegazioni dell'esperto.
Frane, quando la pioggia dà il colpo finale
Ti-Press/ Samuel Golay
Vista aerea, ripresa da un drone, dei lavori di sgombero sulla strada cantonale della valle di Calanca, a seguito delle tre frane e cadute di massi avvenute venerdì 21 agosto a causa delle forti piogge.
Frane, quando la pioggia dà il colpo finale
In Ticino la mappatura delle aree a rischio aiuta a prevenire danni, ma la previsione rimane complessa. Le spiegazioni dell'esperto.

BELLINZONA - Quando fango e detriti inghiottono un tratto di strada, basta poco per ricordare quanto rapidamente un versante possa trasformarsi in una minaccia.

Le immagini della Calanca sono lì a testimoniarlo. Ma non sono le uniche: anche in Val Colla, negli ultimi anni, i residenti hanno imparato a fare i conti con questi fenomeni.

Ma è davvero così? È possibile prevedere con maggiore precisione questi smottamenti? E soprattutto, dobbiamo prepararci a vedere immagini come queste sempre più spesso?

Quanto incidono le precipitazioni?
Partiamo da un dato certo: flussi di detrito e scivolamenti di terreno sono fenomeni strettamente legati alle precipitazioni. Stabilire se stiano diventando più frequenti, però, non è semplice. I fattori in gioco sono infatti diversi: dalle caratteristiche del terreno alla pendenza, dalla presenza di acqua e in certi casi anche all'intervento umano. 

Per quanto riguarda la tipologia dei processi, occorre distinguere tra i flussi di detrito, fenomeni incanalati che si verificano in nei corsi d’acqua di montagna, perenni o temporanei, e gli scivolamenti di terreno e le colate detritiche di versante, che interessano i pendii naturali. «Perché si verifichino questi processi ci sono delle cause predisponenti e delle cause innescanti», ci ha spiegato Stefano Daverio, geologo presso l’Ufficio dei pericoli naturali, degli incendi e dei progetti del Dipartimento del territorio.

Tra le prime c'è innanzitutto la conformazione del territorio. «La pendenza è un fattore determinante: per quanto riguarda gli scivolamenti di terreno normalmente questi non vengono considerati sotto i trenta gradi, anche se in determinati terreni l’innesco non è impossibile e occorre quindi considerarli». Contano poi le caratteristiche geotecniche: sabbia e ghiaia sono materiali più drenanti e tendono quindi a saturarsi meno, mentre «più aumenta la componente fine, quindi l limo e argilla, più aumenta la predisposizione».

«Una precipitazione intensa può rappresentare l'innesco finale»
Un ruolo centrale è giocato anche dall'acqua già presente nel terreno. Le zone concave, dove tende ad accumularsi, oppure le aree interessate da circolazione sotterranea e sorgenti risultano maggiormente predisposte. Possono però intervenire anche elementi legati all'attività umana. «Spesso sono importanti anche i fattori antropici», osserva l'esperto, che cita, per esempio, scavi non gestiti correttamente, condotte, tubi e concentrazioni d'acqua legate ai punti di scarico delle acque.

In questo quadro, una precipitazione intensa può rappresentare l'innesco finale. «Quelle spesso danno il colpo finale», spiega. Per alcuni fenomeni vicini ai corsi d'acqua può bastare un forte temporale, mentre gli scivolamenti richiedono generalmente una fase preparatoria più lunga, durante la quale il terreno raggiunge condizioni di saturazione favorevoli al movimento. Solo successivamente può arrivare la precipitazione intensa che dà il via al fenomeno.

Sulla frequenza degli eventi è difficile rispondere
Dire quanto spesso accada in Ticino è però più complicato. «Sulla frequenza degli eventi è difficile rispondere. Secondo quanto indicato da climatologi e meteorologi, a cambiare sarebbero soprattutto le caratteristiche delle precipitazioni. Nel 2024, per esempio, si sono registrate piogge importanti per intensità su alcune ore, capaci di influenzare rapidamente sia i corsi d'acqua principali sia quelli minori».

La relazione tra precipitazioni e fenomeni franosi esiste, dunque, ma quantificarla statisticamente resta difficile. «Per gli scivolamenti spontanei di piccole e medie dimensioni si riconosce che c'è una certa correlazione con le precipitazioni, però non abbiamo sufficienti dati per fare statistica», sottolinea l'esperto. «Per stabilire una relazione precisa servirebbero serie storiche molto lunghe e localizzate che purtroppo non abbiamo: per esempio duecento anni di dati pluviometrici raccolti nella stessa zona, accompagnati da una registrazione altrettanto completa degli scivolamenti verificatisi».

Come vengono definite le carte di pericolo
Per affrontare il rischio, a livello cantonale vengono elaborate le carte di pericolo. Il lavoro parte da una valutazione generale della potenziale predisposizione del territorio e prosegue, dove necessario, con ulteriori approfondimenti. Gli specialisti seguono «una metodologia standard che tiene in considerazione anche le precipitazioni».

Un primo screening viene effettuato su scala regionale, tenendo conto della geologia, della topografia e quindi delle pendenze, dell'idrogeologia, delle concentrazioni d'acqua e degli eventi pregressi. «Si verifica poi se le aree potenzialmente interessate coincidano con zone a rischio, per esempio quelle edificabili. In questi casi si procede con un'analisi più approfondita su scala locale».

I tre livelli di predisposizione
Nel lavoro sul terreno, gli specialisti valutano sia i fattori che possono aggravare la situazione sia quelli che possono attenuarla. La predisposizione viene così classificata in tre livelli: alta, media e bassa. «A questa valutazione si affianca quella dell'intensità, legata allo spessore del materiale che potrebbe essere mobilizzato. I diversi parametri vengono quindi combinati per definire il pericolo».

Un'altra distinzione fondamentale riguarda il punto in cui il terreno si stacca e l'area verso cui può propagarsi. «Nell'allestimento delle carte di pericolo viene distinta la zona di distacco da quella di propagazione». Uno scivolamento può infatti arrestarsi quasi immediatamente oppure, se il pendio è ripido e il materiale è ricco d'acqua, proseguire verso valle. «È in quest'ultimo caso che il rischio può diventare particolarmente rilevante, perché il materiale può raggiungere infrastrutture, case, eccetera».

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