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LUGANO

Dal laboratorio al paziente: così il Ticino accelera la medicina del futuro

Il 4 settembre al Campus Est dell’USI la quindicesima edizione della Giornata della ricerca: oltre 200 contributi scientifici per raccontare presente e futuro della medicina in Ticino.
Dal laboratorio al paziente: così il Ticino accelera la medicina del futuro
Dal laboratorio al paziente: così il Ticino accelera la medicina del futuro
Davide Giordano tio.ch
Dal laboratorio al paziente: così il Ticino accelera la medicina del futuro
Il 4 settembre al Campus Est dell’USI la quindicesima edizione della Giornata della ricerca: oltre 200 contributi scientifici per raccontare presente e futuro della medicina in Ticino.

LUGANO - Avere un ospedale in cui si fa ricerca può significare accedere prima a un nuovo farmaco, a una tecnologia diagnostica o a una terapia innovativa. È racchiuso anche qui il senso del motto «Si cura meglio dove si fa ricerca», scelto per la Giornata della ricerca e dell'Innovazione in Medicina Umana della Svizzera Italiana, in programma il 4 settembre al Campus Est dell'USI.

L'importanza di fare ricerca
«Fare ricerca crea all'interno di un ospedale una cultura dell'essere aggiornati alle ultime evidenze, dal basarsi su prove di efficacia e del chiedersi costantemente come curare sempre meglio il paziente», spiega il Professor Alessandro Ceschi, capo Area Formazione Medica e Ricerca dell'EOC. Ma c'è anche un vantaggio immediato: «Significa avere accesso più precocemente a innovazioni terapeutiche, tecnologie diagnostiche e nuovi farmaci per curare i pazienti».

Anche i tempi che separano il laboratorio dal letto del paziente si sono ridotti. Un'accelerazione resa possibile dalla maggiore conoscenza della biologia e delle malattie, che permette di individuare bersagli terapeutici più precisi, selezionare più accuratamente la tipologia di pazienti idonea per quel trattamento, ma anche dalle nuove tecnologie e da processi più efficienti. «In passato i vari passaggi, anche a livello di autorità regolatorie, venivano fatti uno dopo l'altro. Oggi più processi vengono portati avanti in parallelo e questo permette di abbreviare molto le tempistiche», sottolinea Ceschi.

La situazione in Ticino
Il Ticino può contare su una rete che comprende EOC, USI, IRB, IOR, SUPSI e altre realtà. Un ecosistema importante anche per attirare professionisti qualificati. «Riuscire ad attirare medici e altri professionisti di alto valore da altre regioni della Svizzera o del mondo significa portare qui competenze che vanno poi a beneficio dei pazienti», continua Ceschi.

È una realtà costruita nel corso degli anni. Greta Guarda, vice decana della Facoltà di scienze biomediche dell'USI, ricorda il ruolo di chi ha creduto nella ricerca ticinese quando questo percorso muoveva ancora i primi passi. Tra gli esempi cita Antonio Lanzavecchia, che scelse Bellinzona per sviluppare ricerca di livello internazionale. «Si è creato un precedente che ha mostrato che è possibile fare ricerca di alto livello in Ticino. Oggi tante persone sono attratte proprio da questi esempi».

Tra i settori più forti figurano l'oncologia, la cardiologia e la neurologia, oltre all'immunologia e alla ricerca traslazionale. Uno degli ambiti destinati a crescere maggiormente è però quello dell'intelligenza artificiale applicata alla medicina. «Sta prendendo piede in diverse aree e sta accelerando lo sviluppo di nuove terapie e metodologie diagnostiche», osserva Ceschi.

La ricerca crea collaborazioni
La ricerca ticinese è inoltre fortemente collegata a quella internazionale. Le collaborazioni possono nascere da accordi tra istituti oppure direttamente tra ricercatori. «Spesso un ricercatore si rende conto che il proprio lavoro lo sta portando fuori dalla sua zona di competenza e cerca qualcuno che possa aiutarlo», spiega Guarda. Le collaborazioni possono andare dallo scambio di un protocollo all'invio di collaboratori in laboratori esteri per apprendere nuove tecniche.

Fondamentale è anche il rapporto tra chi lavora in laboratorio e chi cura quotidianamente i pazienti. «Il collegamento è essenziale, perché soltanto così riusciamo a fare una ricerca utile e ad arrivare al paziente», sottolinea Guarda. Ed è proprio questo uno degli obiettivi della giornata: riunire ricerca di base, traslazionale, clinica, infermieristica e computazionale per favorire la nascita di nuovi progetti comuni.

Ecco perché investire nella ricerca
Resta infine il tema degli investimenti. «Finanziare la ricerca è anche una decisione politica lungimirante», afferma Ceschi. Investire nella biomedicina significa non solo migliorare le cure, ma anche attirare competenze e creare posti di lavoro qualificati. «Il nostro interesse come ospedale è fare in modo che i pazienti possano beneficiare più rapidamente delle terapie più efficaci e sicure».

Una prospettiva che richiede però continuità. «La ricerca e il mondo accademico si sviluppano su tempi più lunghi di un classico mandato politico», ricorda Guarda. «Serve pazienza e lungimiranza».

La giornata del 4 settembre servirà quindi anche a sensibilizzare politica e istituzioni. Al termine saranno assegnati il Premio Dick Marty per la migliore pubblicazione in oncologia, una fellowship Fidinam per un'esperienza di ricerca all'estero e i premi per le migliori presentazioni scientifiche.
La manifestazione, giunta alla quindicesima edizione, ha ricevuto quest'anno oltre 200 abstract (contributi scientifici) dalla Svizzera italiana e conta abitualmente più di 300 partecipanti.

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