Dopo il dramma di Leontica, si chiede un piano per proteggere la popolazione dai killer

In un'interpellanza la deputata Sara Beretta Piccoli solleva il tema dell’efficacia dei protocolli di emergenza e della comunicazione ai cittadini in caso di minacce armate.
BELLINZONA - Esiste un piano per mettere al sicuro la popolazione quando c'è una persona che dopo aver commesso un omicidio si aggira armato per il paese?
La domanda arriva dalla deputata Sara Beretta Piccola che, in un'interpellanza inoltrata oggi in Gran Consiglio, è tornata sul terribile caso di Leontica e Faido avvenuto lo scorso 9 luglio, quando un 59enne ha ucciso l’ex moglie ricoverata all’ospedale di Faido sparandole con una pistola, e poi è fuggito in Valle di Blenio. Dopo 24 ore, rifugiato a Leontica, ha fatto esplodere la casa di un familiare ferendo alcuni poliziotti. Il suo corpo è stato trovato tra le macerie.
Una vicenda che alla deputata Beretta Piccoli fa tornare alla memoria la strage di Rivera del 4 marzo 1992, uno dei più gravi fatti di sangue nella storia del Canton Ticino. In quell’occasione Erminio Criscione uccise sei persone e ne ferì altre sei in un’azione pianificata che coinvolse diverse località del Luganese. «A oltre trent'anni di distanza, il ripetersi di episodi di estrema violenza impone una riflessione sull'efficacia degli strumenti di prevenzione, di valutazione del rischio e di protezione delle potenziali vittime, affinché tragedie analoghe possano essere intercettate e, per quanto possibile, evitate» scrive Sara Beretta Piccoli.
Pur nella diversità dei contesti, entrambi i casi sollevano - secondo la deputata - interrogativi sull’efficacia degli strumenti di prevenzione, valutazione del rischio e protezione delle potenziali vittime. In particolare, l’attenzione si concentra sulla gestione del pericolo per la popolazione quando l’autore di atti violenti non è ancora stato neutralizzato.
Nell'interpellanza Sara Beretta Piccoli fa riferimento a quanto avviene in altri Paesi, dove in circostanze analoghe vengono attivati sistemi di allerta pubblica o comunicazioni mirate per permettere ai cittadini e alle persone potenzialmente esposte di adottare misure di prudenza.
Alla luce di questi elementi, vengono poste al Consiglio di Stato diverse domande. Tra queste, se nel caso di Leontica sia stata valutata la possibilità di diramare un’allerta alla popolazione durante le ricerche dell’autore e quali criteri guidino la decisione di informare o meno i cittadini in presenza di una persona armata e particolarmente pericolosa.
Si chiede inoltre se gli attuali protocolli siano ritenuti adeguati a garantire la sicurezza della popolazione, se esistano procedure specifiche per avvisare persone potenzialmente esposte al rischio, come familiari o conoscenti dell’autore, e se si intenda riesaminare le procedure operative introducendo eventualmente sistemi di allerta pubblica, anche tramite telefonia mobile o altri canali ufficiali.
Infine, l’interpellanza domanda se, dopo i fatti di Leontica, sia stata avviata un’analisi interna per individuare eventuali aspetti migliorabili nella gestione dell’emergenza e nella comunicazione alla popolazione.



