«Relazione tossica e disfunzionale. E sulle violenze sessuali rimangono dubbi insuperabili»

Chiesti sette anni di carcere, più l'espulsione dalla Svizzera, per il 30enne che avrebbe ripetutamente picchiato e violentato la sua giovane moglie. La difesa, però, si è spesa per la scarcerazione immediata.
LUGANO - «Ero costantemente obbligata ad avere un determinato tipo di rapporti. In alcune occasioni ho anche sanguinato e mi contorcevo dal dolore, ma a lui non importava. Più soffrivo e più lui godeva». È quanto ha dichiarato a verbale la giovane del Locarnese che tra il 2023 e il 2025 sarebbe stata ripetutamente picchiata e violentata sessualmente dal suo compagno, poi diventato marito.
Per il 30enne, cittadino italiano residente nel Mendrisiotto, la pubblica accusa ha chiesto sette anni di carcere più l'espulsione dalla Svizzera per 15 anni. La difesa ha spinto invece per la scarcerazione immediata e la rinuncia all'espulsione.
La sentenza è attesa per giovedì alle 16.
«Nelle parole della vittima non emergono contraddizioni sostanziali, fronzoli o esagerazioni», ha detto in aula la procuratrice pubblica Valentina Tuoni. «Non c'è un animo di vendetta in questa ragazza neanche ad andarlo a cercare. Ci sono poi evidenze mediche a dimostrazione delle sue parole e le amiche hanno confermato che lui la segregava e non la faceva uscire».
La prima confessione a scuola
La pubblica accusa ha poi evidenziato che già nel novembre del 2023, all'inizio della relazione, la vittima si era confidata con una mediatrice scolastica riguardo all'episodio dei quattro pugni in faccia. «Un'altra insegnante aveva notato che aveva il naso blu, tumefatto, e aveva segnalato la questione alla mediatrice. Convocata a colloquio, la giovane aveva quindi ammesso che il compagno la picchiava regolarmente, che non lavorava e faceva uso di stupefacenti. Ha inoltre confessato che lui la prendeva con la forza e che veniva sodomizzata fino a sanguinare».
«Questo ha riferito in tempi non sospetti, prima della denuncia, del matrimonio, della figlia e di tutto quanto», ha sottolineato Tuoni.
Il 30enne, dal canto suo, «dopo l'arresto ha persino negato di consumare sostanze stupefacenti, rifiutando di sottoporsi all'esame di urine e sangue».
«Lei doveva fare quello che voleva lui, quando lo voleva lui»
La colpa dell'imputato viene quindi giudicata oggettivamente e soggettivamente molto grave. «Ha degradato la moglie a un oggetto, dicendole che doveva fare quello che voleva lui, quando lo voleva lui. Non emergono poi attenuanti e il comportamento processuale denota che non vi è nessun pentimento. Il suo agire è cessato solo perché la vittima ha avuto la forza di segnalare il tutto in polizia».
Infine, rispetto all'espulsione, la procuratrice ha spiegato che «non vi sono ragioni che leghino il 30enne al territorio svizzero. Inoltre, dato che sua madre vive vicino al confine, quando i tempi saranno maturi potrà vedere la figlia in Italia».
A esprimersi è stato quindi l'avvocato Carlo Borradori, rappresentante legale della vittima, che ha chiesto un risarcimento per torto morale pari a 20mila franchi.
«Questa è una storia di bieca violenza e assoluta sopraffazione», ha premesso. «Il racconto della mia assistita è credibile e supportato da elementi esterni. È stato infatti accertato che l'uomo faceva uso di sostanze stupefacenti, che la vittima presentava delle tumefazioni al viso e che si era isolata da tutte le sue amiche. C'è poi lo scambio di messaggi con un'altra ragazza in cui emergono le tendenze sessuali aggressive dell'imputato».
PTSD e depressione
In seguito ai fatti, inoltre, la giovane ha presentato una sindrome post traumatica da stress e sintomi depressivi. «A rilevarlo, l'anno scorso, è stato uno psichiatra che l'aveva già vista nel 2023, prima che lei conoscesse l'imputato. E ha dichiarato che la ragazza era profondamente cambiata, provava una profonda angoscia per gli abusi subiti e temeva per la sua vita».
La parola è quindi passata alla difesa. «Nei rapporti relazionali e familiari il confine tra conflitti e fatti penalmente rilevanti è sottile», ha esordito l'avvocato Luisa Polli. «Ricordo poi che in un procedimento gli indizi devono condurre a una conclusione univoca che va oltre al ragionevole dubbio».
«Coppia disfunzionale, c'era aggressività da entrambe le parti»
«Qui non parliamo di una violenza unilaterale, ma di un rapporto di coppia estremamente disfunzionale», ha continuato. «La convivenza è stata praticamente immediata e la gravidanza è arrivata quasi subito. Passaggi enormi effettuati da due giovani che in realtà non erano ancora pronti per tutto questo. La relazione è degenerata così in una conflittualità tossica, con frequenti litigi dettati dalla gelosia e aggressività reciproca». ,
La difesa ha osservato quindi che i riscontri oggettivi «sono estremamente limitati. Non ci sono testimonianze dirette, referti medici o altri elementi di prova. Il processo ruota quindi intorno alla valutazione della credibilità».
Polli ha poi osservato che i racconti della vittima presentano alcune incoerenze e che non ci sono referti medici che possano confermare le violenze fisiche.
Rispetto alle violenze sessuali, invece, la difesa ha chiarito che la vittima inizialmente non ne aveva denunciata nessuna, e che queste accuse sono emerse solo in seguito. «In un primo momento l'accusatrice privata aveva detto altro, descrivendo una dinamica in cui il sesso veniva da lei utilizzato come elemento per tenere saldo il legame nella relazione affettiva».
«Evidenti contraddizioni»
Sotto la lente è poi finita la confessione raccolta dalla mediatrice scolastica. «Quanto la vittima ha riferito rispetto alla frequenza e le modalità del presunto agire dell'imputato non trova riscontri nei racconti resi successivamente alla polizia. La narrazione è caratterizzata da evidenti contraddizioni e c'è una tendenza ad accentuare gli eventi». La portata della confessione alla mediatrice scolastica, stando alla difesa, sarebbe quindi da ridimensionare.
Secondo Polli vi è infine una più grande contraddizione. «La giovane ha descritto il rapporto di coppia come "sereno" fino a novembre 2023. Ma poi ha riferito che già poche settimane dopo l'inizio della relazione aveva subito rapporti sessuali non consenzienti. L'incongruenza è evidente».
Per la difesa, in definitiva, «rimangono dubbi insuperabili rispetto alle violenze sessuali».




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